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martedì 16 ottobre 2012

Il labirinto e la danza a spirale


La Danza del Labirinto
di Alessandro Zabini*Nel tempo in cui il mondo era giovane e i numi erano così vicini da poterne percepire il fulgore che pulsava sempre in ogni cosa, allora, nei momenti di passaggio e nelle notti di plenilunio, si danzava la danza a spirale, attraverso la quale si apriva l’Altrove, in cui era possibile incontrare la Signora del Labirinto.




Nella notte d’autunno, nella radura illuminata dalla Luna piena e immersa nel bosco ombroso, presso una sorgente gorgogliante fra la roccia e il muschio di una grotta, con i passi agili e lievi ritmati dal canto, donne e uomini nudi in lunghissimo corteo, tenendosi per la mano o per il polso, danzavano verso sinistra, invertendo spesso la direzione, trovandosi più volte fila contro fila, gli uni di fronte agli altri, quelli che precedevano scorrendo parallelamente a quelli che seguivano, sempre muovendo dall’esterno verso l’interno, e tracciando così, invisibile sul prato, un’ampia spirale di volute, di meandri e di circonvoluzioni, simile a quella che i sapienti riconoscevano nel fegato divinatorio.
Così, avvolgendosi e svolgendosi, la spirale si chiudeva sempre di più verso il proprio centro, mentre ciascuno, danzando sul prato, discendeva a poco a poco in se stesso, nelle profondità più abissali e più intime, verso il proprio centro, là dove si manifestava il numinoso.
Quando il movimento della danza si chiudeva, la fanciulla alla guida del corteo, sacerdotessa della Dèa, giungeva al centro della spirale, la quale coincideva sia con il centro interiore di ciascun danzatore, sia con la dimora divina, e si apriva come una porta. Allora si scioglieva nei danzatori il desiderio di essere liberi, di fuggire, di alzarsi in volo. In ciascuno si annullava ogni separazione fra individuo e Natura, fra umano e Numinoso, fra mondo e Altrove. Il tempo si fermava, scompariva. Ognuno allora moriva, l’anima abbandonava il corpo e s’involava. Varcando la soglia dell’Altrove, trapassava nel Bosco Segreto, al di fuori del tempo e dello spazio, laddove ogni distinzione fra vita e morte era dissolta. Infine giungeva alla Fonte, e là incontrava una Dèa tanto antica da non avere nome, chiamata semplicemente Signora del Labirinto.
In seguito a tale incontro, l’anima poteva varcare di nuovo la soglia dell’Altrove, ritornare indietro, al centro interiore, che allora si richiudeva. Per tutto il tempo i danzatori si erano tenuti per mano in modo da non smarrirsi, per non annullarsi, per tornare indietro. La spirale chiusa si riapriva e i danzatori muovevano verso destra per tornare indietro, procedendo dall’interno verso l’esterno, nel ripercorrere a ritroso i meandri e le circonvoluzioni invisibilmente tracciati in precedenza dal movimento della danza, presso una sorgente gorgogliante fra la roccia e il muschio di una grotta, sul prato della radura immersa nel bosco ombroso e illuminata dalla Luna piena. Così uscivano dal labirinto in cui si erano addentrati.
La forma conosciuta come disegno o come struttura nei tempi successivi, quando i numi e il loro fulgore si erano ormai tanto allontanati che le movenze della danza a spirale non erano più spontanee, ovvero il labirinto, era nei tempi arcaici un movimento, perché di null’altro si aveva bisogno: il movimento della danza a spirale sotto la Luna, con cui si tracciava un infinito meandro spiraliforme, immagine della Notte infinita, al centro della quale splendeva l’astro che si rinnovava in eterno, la Luna. Come simbolo, il labirinto equivale alla foresta, alla grotta, al sotterraneo. Anch’esso raffigura il mondo infero, in cui si discende e da cui si risale. Al tempo stesso, esso rappresenta il movimento medesimo della discesa e della risalita tracciato dalla danza a spirale, cioè la morte e la rinascita, doni della divinità che laggiù s’incontra: la Signora del Labirinto. In questa Dèa si può dunque riconoscere la fanciulla divina e lunare della religione arcaica, Luna e Signora del Regno dei Morti, dotata del potere di riportare alla vita, ossia la divinità primeva e ctonia che era l’Armonia arcaica fra vita e morte, individuo e Natura, umano e Numinoso, mondo e Altrove.
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Affini alla Signora del Labirinto erano quelle divinità, le quali, al pari di lei, riunivano vita e morte, ovvero Afrodite, Artemide, Britomarte, e Persefone più di ogni altra. La danza a spirale si danzava a Creta, dove la guidava colei che conosceva il segreto del labirinto, e dunque non era figlia di re, bensì Dèa, Arianna, la cui divinità è suggerita dai suoi stessi nomi: quello greco, Ariadne, «purissima», dèa degli inferi, il cui dono agli umani era l’uscita dal labirinto, ritorno dal regno della morte, dal mondo ctonio da cui la Luna risorge; e quello cretese, ossia Aridela, «chiarissima», la quale poteva tornare dal mondo infero e apparire in cielo come la Luna. Purissime erano Artemide e soprattutto Persefone, la quale dal regno della morte era tornata, periodicamente tornava, e così dispensava il dono della rinascita. Entrambe le divine fanciulle purissime erano fuggiasche, insidiate dai rapitori, come Luna, e come Britomarte, dolce vergine cacciatrice, inseguita per nove mesi da Minosse. La Signora del Labirinto era dunque la Dèa degli Inferi, Persefone, Luna, Dèa Natura. Era la Dèa al cui cospetto e nella cui luce si snodava il movimento della danza a spirale, la Luna piena, quando, al momento della rinascita, era un vaso colmo di Miele, cioè quando la Signora del Labirinto aveva ricevuto la sua offerta.
Si apprende infatti dalle iscrizioni su un’antichissima tavoletta proveniente da Cnosso, testimonianza di una religione più antica di quella omerica, che alla Signora del Labirinto era offerta quella sostanza che sin dall’epoca arcaica era nutrimento agli umani, chiamata «dolce cibo degli dèi» (1), perché di essa i numi si erano nutriti prima ancora che dell’ambrosia: «Miele alla Signora del Labirinto», o «Un vaso di miele per la Signora del Labirinto, e anche «Miele a tutti gli dèi» (2).
Come i semplici ricavati dalle erbe, il miele ricavato dai fiori era dono della Dèa, la quale spontaneamente provvedeva ad ogni cosa. Era dolce cibo divino, offerta degna delle divinità infere, dolci come miele, da cui si riceveva immensa beatitudine. Così le era sacrificato, dedicato, restituito con amore, spontaneo sacrificio a colei che spontaneamente donava l’infinito rinnovamento della vita senza esserne implorata, e si manifestava a coloro i quali, nudi, inebriati di canto, di danza e di miele, di dolcezza e di armonia, volavano Altrove ad incontrarla. Questo era il sacrificio grato alla Signora del Labirinto. Soltanto chi aveva spezzato l’antica Armonia e ricorreva al rifiuto dell’amore divino, alla forza e all’imposizione, sarebbe stato costretto a spargere sangue in sacrificio cruento per accedere all’Altrove, incapace di scendere al mondo infero in estasi e con amore, inebriandosi di canto, di danza e di miele.
Il nettare dorato che la Notte aveva suggerito a Zeus di offrire a Crono, affinché questi se ne saziasse e ne fosse inebriato come lo sarebbe stato dal vino, che ancora non esisteva, e quindi si addormentasse «sotto le querce dalle alte foglie», era «frutto del lavoro delle api ronzanti» (3), dunque era dono di Melissa, dèa luminosa della Natura lussureggiante, dei fiori sgargianti e rigogliosi, dei prati soleggiati, delle radure odorose, dei boschetti ombrosi, delle acque chioccolanti, la quale poteva assumere a proprio piacimento, appunto, forma di ape e forma di fanciulla. Un’antica laminetta in oro la raffigurava in forma ibrida e leggiadra di fanciulla alata, con morbido corpo d’ape dalla vita in giù. Come si conveniva alle iniziate ai misteri della dèa sotterranea, le sacerdotesse di Demetra erano chiamate Melissai, e Melitode era chiamata Kore, la figlia della Dèa. Melissa era detta anche la Luna, e libagioni di miele erano offerte alle divinità ctonie perché il miele era anche simbolo di morte.
Nella Signora del Labirinto e in Melissa si possono dunque riconoscere due aspetti della Dèa Natura. La prima era argentea, notturna e tenebrosa, divinità dell’Aldilà e del Mondo Infero, Luna che sorgeva dalle profondità della Terra. La seconda era dorata, diurna e luminosa, divinità della Natura rigogliosa dei prati soleggiati e fioriti, cioè del Mondo Supero, su cui la Luna spandeva la sua pallida luce la notte, nella fase di rinascita del suo perenne rinnovamento. Nondimeno non esisteva vera separazione né vera opposizione fra notte e giorno, fra luce d’argento e luce d’oro, fra Mondo Infero e Mondo Supero, come non ve n’era fra vita e morte, né fra individuo e Natura, né fra umani e animali.
Sebbene diurna e luminosa, anche Melissa, dispensatrice di miele, era Luna come la notturna e tenebrosa Signora del Labirinto, fanciulla lunare, coppa di miele (4). Così, la Luna, attraverso le figlie danzatrici, sacrificava miele alla Luna, offriva il proprio oro lunare a se stessa, né avrebbe potuto essere altrimenti, poiché nulla rimane esterno alla Dèa Natura. Come Melissa e come la Signora del Labirinto, tutti i suoi aspetti erano interconnessi nella sua Armonia universale, rappresentata nella danza a spirale, immagine della vita come perenne rinnovamento e continuazione infinita, in cui dalla morte si poteva tornare.
Nei tempi dell’Armonia e del fulgore, quando ovunque apparivano i Numi, prima del patriarcato e dei sacrifici cruenti, l’uomo non s’illudeva presuntuosamente di essere centro del mondo, né manifestazione privilegiata e superiore dell’universo, bensì sentiva amorosamente di essere parte armonica della Natura, come le api, come i fiori, come gli alberi, come le fonti, come le grotte, come i venti e come le nubi, e come la luce e come la Luna e la Notte. Al centro stava Colei che sebbene fosse senza nome, pure aveva molti nomi: la Signora del Labirinto, che era Luna, e dunque anche Dèa Natura. Al centro non stava l’umano, bensì il numinoso e il naturale; non l’uomo, bensì la donna. Così, la Signora del Labirinto, di cui l’iscrizione antica attesta che in sacrificio riceveva miele, ci conduce a ciò che un tempo precedette il patriarcato, la civiltà greca e la stessa civiltà cretese: la religione della Dèa più arcaica, la Luna ctonia, la Madre, la cui voce si può ancora udire…
Note
1. «Inni omerici», IV, «A Hermes», 562.
2. Kerenyi, pp. 152, 168.
3. Porfirio,«De antro», 16.
4. «Così Melissa-Selene (non è forse—la prima notte del plenilunio—il disco lunare una grande coppa colma di miele dorato?) largiva al piccolo Zeus nella grotta del monte Dicte, tutta sussurrante dell’operoso ronzio delle piccole mèlissai, che ogni anno rivedevano miracolosamente rifarsi liquido e ribollire il sangue puerperale di Rhea, una sintesi prodigiosa di sapori e di odori passati attraverso al suo corpo divino.» Uberto Pestalozza, «Selene Hecàte», in «Nuovi saggi di religione mediterranea», p. 54.
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Fonti
Gimbutas, Marija, «The language of the Goddess», New York, Thames & Hudson, 2001.
Jesi, Furio, «Germania segreta: miti nella cultura tedesca del ’900», Milano, Silva, 1967.
Kerenyi, Karoly, «La dea Natura», in «Miti e misteri» (introduzione di Furio Jesi), Torino, Bollati Boringhieri, 2000, pp. 237-269.
Kerenyi, Karoly, «Nel labirinto», Torino, Bollati Boringhieri, 2004.
«Inni omerici» (a cura di Filippo Cassola), Milano, Mondadori, 1994.
Marconi, Momolina, «Melissa dea cretese», «Athenaeum», XVIII, III, Luglio 1940, pp. 164-178.
Marconi, Momolina, «Da Circe a Morgana» (a cura di Anna De Nardis), Roma, Venexia, 2009.
Omero, «Iliade», XVIII, 590 ss.
Omero, «Odissea», XI, 23 ss.
Pestalozza, Uberto, «Culto lunare e religioni misteriche», «Selene e la mitologia lunare nel mondo religioso preellenico», «Selene Hecàte», in «Nuovi saggi di religione mediterranea», Firenze, Sansoni, 1964, pp. 11-72.
Pestalozza, Uberto, «Eterno femminino mediterraneo», Vicenza, Neri Pozza, 1996.
Porfirio, «L’antro delle Ninfe» (introduzione, traduzione e commento di Laura Simonini), Milano, Adelphi, 2004.
Riemschneider, Margarete, «Miti pagani e miti cristiani: Fonti delle saghe del Graal e di Artù e loro relazioni», Milano, Rusconi, 1997.
Violet, «Melissa: Signora di Api e di Miele», Il Tempio della Ninfa, Agosto 2009.
Violet, «La porticina magica», Il Tempio della Ninfa, Ottobre 2009.
(http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Simboli_danzaspirale.htm)

venerdì 5 ottobre 2012

Danza del ventre


DANZA DEL VENTRE
La danza orientale (Raqs sharqi) è detta anche danza della felicità ed anticamente era una danza rituale per propiziare la fertilità della Dea Madre: Madre Terra. La danza del ventre non nasce quindi per essere uno spettacolo che allieta gli uomini bensì come una danza delle donne per le donne che si ricollega ad antichi culti religiosi che propiziavano e celebravano la fertilità della terra nelle antiche società matriarcali del Medioriente (Turchia, Grecia, Mesopotamia, Egitto…). Si sostiene che sia una danza che aiuta anche durante il parto, infatti sembra che venisse danzata in cerchio intorno alla partoriente.
In molti luoghi questa danza è ormai scomparsa ma le zingare egiziane continuano a tramandarla da madre in figlia. E' una danza che coinvolge tutto il corpo, soprattutto il bacino, da cui ogni movimento inizia e finisce;risveglia l'energia femminile ed aiuta ad eliminare blocchi emotivi ed energetici. Per le donne del Medioriente e del Nordafrica la bellezza esteriore è insignificante se non coniugata a bellezza interiore, salute ed armonia. E' una danza che esprime fascino e sensualità. Ci sono diversi stili di danza egiziana come il folk, il baladi, lo sharqi (di corte, da cui nasce la moderna danza del ventre), lo zar e il faraonico. Lo stile zar si ricollega alle danze sciamaniche delle civiltà primitive e viene utilizzata come danza di guarigione; sovente la si danza in cerchio, al centro del quale vi è la persona da far guarire. Si tratta di un vero rito. Danzare in cerchio ha un significato preciso: danzando in cerchio, tenendosi per mano, le energie rimangono racchiuse in quell'area e l'obiettivo del rito si realizza molto più efficacemente. Il cerchio è un forte simbolo esoterico ed una figura importantissima nella geometria sacra: non ha inizio e non ha fine.
Anche le danze faraoniche avevano una valenza spirituale e sacra poiché servivano a comprendere la realtà spirituale dell'uomo oltre l'apparenza.
L' occidente scoprì l'esistenza di questa danza nell'Ottocento, grazie a viaggiatori francesi orientalisti, e fece di questa danza il simbolo di una sensualità orientale da sogno.
La danza del ventre al giorno d'oggi è una forma di intrattenimento, ma i benefici che apporta sono sempre gli stessi, a patto di impararne bene i movimenti. Ventre e fianchi sono i più allenati nella danza:parti del corpo esaltate dalla cultura orientale per il loro potere generativo e sensuale. Infatti, i movimenti richiamano quelli della fecondazione e del parto e hanno un effetto salutare su tutto l'apparato genitale femminile.
Ma il ritmico roteare dei fianchi, l'oscillazione dell'addome e la torsione del tronco hanno anche altri effetti benefici: rilassano il bacino e i suoi organi interni, migliorandone la circolazione, e irrobustiscono la muscolatura dorsale mantenendola elastica, tanto da venire raccomandati per il trattamento di dolori lombari, scoliosi, lordosi e cifosi.
Inoltre i fianchi si assottigliano, le gambe si rinforzano e il modo di muoversi acquisisce sicurezza. Non esiste una coreografia precisa, perciò la danzatrice è libera di improvvisare a seconda dei sentimenti che prova. Dolcezza, rabbia, gioia o malinconia vengono così espressi con i movimenti più chiaramente di quanto non si fa a parole. E' un ottimo esercizio sia per ottenere un buon equilibrio neuro-muscolare che per ricominciare a prendere coscienza del nostro corpo nonché della nostra femminilità.
        Stili
          Raks sharqi
E' il nome con il quale viene indicato lo stile egiziano "classico", caratterizzato da movimenti sinuosi, raffinati, sensuali e molto complessi.
Per eseguire questo stile le danzatrici indossano un abito professionale, composto da reggiseno e cintura rigida lavorati , dalla gonna e spesso dal velo, che contribuisce a rendere questa danza elegante e unica nel suo genere.
     Baladi
E' lo stile che rappresenta "la danza popolare".
I movimenti di base sono gli stessi della raks sharqi, ma più marcati e meno raffinati.
L'abbigliamento è composto da un abito lungo molto lavorato che si chiama "galabeya", da una fascia di monetine o perline sui fianchi per accentuarne i movimenti e da un foulard o un velo come copricapo.
          La danza con il bastone
La danza con il bastone in arabo "raks el assaya", è uno stile originario dell'alto Egitto, ispirato ad un ballo tradizionale degli uomini egiziani che in passato utilizzavano il bastone per camminare e per difendersi.
La delicatezza e la femminilità sono i principali fattori che differenziano lo stile eseguito dalle donne con quello eseguito dagli uomini.
La danzatrice dimostra tutta la sua abilità nel muovere il bastone orizzontalmente, verticalmente e trasversalmente, sempre in armonia con i movimenti del corpo.
Per interpretare la danza con il bastone si utilizza un ritmo che si chiama saidi e come il baladi viene eseguito con la "galabeya" e con la fascia sui fianchi.
Attualmente questa danza è un elemento caratteristico del folclore egiziano, da grande entusiasmo ed allegria a chi la esegue.
           La danza con la spada
In arabo "raks al sayf", è una danza molto particolare , in cui la danzatrice deve eseguire una serie di movimenti delicati e sinuosi tenendo la spada in equilibrio sulla propria testa. Richiede una grande abilità e concentrazione.
          La danza con il candelabro
In arabo "raks el shamadan" proviene dall' antico rito del matrimonio egiziano, in cui la danzatrice precede il corteo nuziale con un candelabro acceso sopra la testa per proteggere e illuminare il cammino dei futuri sposi. Viene eseguita su un ritmo lento, anche questo stile richiede una grande abilità, è uno spettacolo magnifico che possiamo ammirare anche nei vari locali arabi.
             La danza con i cimbali
I sagat sono uno degli innumerevoli strumenti arabi, e uno dei più antichi, nasce in egitto circa tremila anni fa, sono 4 piattini di metallo che si mettono sul pollice e sul dito medio di entrambe le mani.
E' necessario che la danzatrice conosca i vari ritmi della musica araba per poter ballare e suonare a tempo di musica, viene utilizzato sui seguenti ritmi: saidi, maqsoum, samai, fallahi, Karachi, malfouf e zar.
           La danza con il velo
Viene usato come accessorio nella danza del ventre nel xx secolo ma senza avere alcun significato religioso. E' un elemento molto sensuale che la ballerina utilizza per riempire la scena e per rendere la danza piena di mistero coprendo e scoprendo il corpo, è un elemento molto importante della cultura orientale e dipende dall'abilità della danzatrice nel maneggiarlo.



L'abbigliamento di una danzatrice naturalmente dipende dallo stile che deve eseguire, principalmente possiamo raggruppare gli stili in due gruppi, popolare e classico. L'abbigliamento dello stile popolare può essere utilizzato per il baladi e il saidi, mentre quello dello stile classico può essere utilizzato per la raqs sharqi, la danza con il velo, con la spada, con il candelabro e con i sagat, aggiungendo naturalmente questi accessori.
           LO STILE POPOLARE
Nello stile popolare l'abbigliamento è composto da:
l'abito
L'abito lungo che viene indossato è chiamato "galabeya", ne esistono di vari tipi, tutti lavorati e di colori cangianti e alcuni sono anche muniti di monetine;
La fascia
la fascia viene legata sui fianchi per accentuare i movimenti marcati dello stile popolare può essere decorata con le classiche monetine o con le perline.
Il copricapo
Il copricapo è un altro elemento fondamentale per l'abbigliamento della danza popolare, ne esistono di vari tipi con o senza medaglie e perline.
            LO STILE CLASSICO
Nello stile classico, invece l'abbigliamento e più complesso e più raffinato, il vestito è composto da:
   Il reggiseno
Solitamente viene abbinato alla cintura, ha coppe rigide ed è molto lavorato.
La cintura
Solitamente viene abbinata al reggiseno, ed è coperta di strass, perline, ricami a seconda dei gusti, anch'essa molto lavorata.
   La gonna
Può essere ampia o aderente. Nel primo caso, vengono utilizzati tessuti molto leggeri come lo chiffon, può essere a più strati sovrapposti per creare un effetto voluminoso e con vari spacchi, sempre arricchita da perline e strass; nel secondo caso vengono utilizzati tessuti elastici o il velluto con spacchi e rifiniture a seconda del modello.
   Il velo
E' un accessorio fondamentale per creare un effetto scenico unico, il tessuto in genere è lo stesso della gonna in abbinamento, si usa spesso lo chiffon che è molto leggero e facile da far volteggiare.
   Le scarpe
Non sempre vengono utilizzate dalle danzatrici, ma nello stile classico si utilizzano quelle alla schiava che sono molto comode, e per chi preferisce ballare scalza senza rinunciare a questo accessorio ora sono in vendita le finte scarpette, ricoperte di paillettes, sono interamente elasticizzate e non danno alcun fastidio.

giovedì 4 ottobre 2012

Meditazione in movimento e Trance dance




di Wilbert Alix
"Trance Dance, un'antica pratica sciamanica, è un veicolo di guarigione attraverso cui le persone possono mettersi in comunione con il proprio spirito. Nella società contemporanea, la danza è divenuta un'attività ricreativa o una forma di esercizio, nel tempo si è perduto il suo significato spirituale. La danza non è la sola perdita. Molte delle esperienze che erano un tempo sacre sono divenute ricreazione. Il sesso è una di queste, le piante sacre, originariamente impiegate in rituali al fine di mettersi in collegamento con lo spirito, sono un'altra.

Nella Trance Dance, dovete avere la volontà di avere un intento chiaro quando entrate nella danza. L'intento invita lo spirito e dirige il corso della vostra danza. Ho scoperto l'effetto guaritivo della danza per la prima volta nel 1989. Per anni avevo vissuto con un dolore cronico nella parte inferiore della schiena. Non riuscivo a trovare nulla che mi guarisse. Perciò creai un intento di guarire la parte inferiore della mia schiena. Volevo esplorare il potenziale di un ponte fra l'intento (che è apparentemente un mero costrutto mentale) ed altri reami, emotivo, fisico, spirituale.

Danzare in trance con questo intento portò inaspettatamente alla luce ricordi dei miei genitori e della loro relazione con il denaro. Ad un punto della danza, divenne un fatto emotivo, e capii per la prima volta come avessi incarnato il conflitto della mia famiglia con le questioni economiche. In modo molto spontaneo, incominciai a muovere il mio corpo in un modo in cui non lo avevo mai mosso prima, in particolare la parte inferiore della mia schiena. E da quel momento in poi non ho più avuto alcuna difficoltà con quella parte del mio corpo.

Per gli esseri umani di tutto il mondo, la danza in trance è stato il modo più prolifico con cui ci colleghiamo allo spirituale. La danza è trans-culturale, esiste, ed è sempre esistita, in qualunque società sciamanica su tutti i continenti del pianeta. Tutti hanno danzato. Ad alcuni la parola "trance" fa paura. La trance in realtà non è altro che un'altra parola per "meditazione". La trance e la meditazione sono veicoli per portarvi in uno stato di "non-mente". La questione è come portarvi in questo stato. Quando si medita, si siede in silenzio per lunghi periodi fino a che la mente non si svuota e si diviene un veicolo vuoto. E' qui che il vostro spirito può venire alla superficie.

La trance è lo stesso percorso, solo che la porta è diversa. Avviene attraverso la catarsi. Avviene attraverso il ritmo, il suono ed il movimento del corpo. Quando avviene, in quel movimento o alla fine di quel movimento, è trance, uno stato meditativo molto profondo.

"La trance e la meditazione sono veicoli per portavi allo stato della non-mente"


Tradizionalmente, la danza in trance è sempre stata accompagnata dal ritmo di tamburi. Perché il tamburo? Istintivamente conosciamo quel suono. E' il battito del nostro cuore. Quel suono di battito costante è un suono meditativo. Quando siamo calmi, lo udiamo nei nostri corpi. Questo battito ci conduce ad uno stato di trance quando il ritmo è ininterrotto e costante. Ad un qualche punto, il cervello smette di ascoltarlo e si fida del fatto che c'è. Se si ascolta il ritmo, con gli occhi velati da una bandana e con il respiro che fluisce secondo certi schemi, e ci si muove, avviene una graduale dissociazione dall'ego. Non è permanente, è un luogo temporaneo in cui si va, ma ha un effetto duraturo. Quando si torna dalla trance, si ha meno ego ed è presente più sé superiore, più sé intelligente, più saggezza. Chi danzi per periodi estesi nota un notevole aumento della capacità di intuizione e di rivelazione.

La mia prima introduzione alla danza, al ritmo, al movimento ed alle meditazioni mi è stato insegnato da Osho. Osho fu molto bravo a comprendere la mente occidentale, sapeva che troviamo difficoltà nello svuotare la mente, ad essere immobili. Chiedere ad un Occidentale di sedersi in meditazione significa sottoporlo ad anni in cui non avverrà nulla. Osho comprese che se ci si muove, eliminando il senso dominante, la vista, è più facile per la mente acquietarsi. La Trance Dance è energia pura, La Trance Dance è lo strumento attraverso il quale si diviene quell'energia, con intento, ed è ciò che la rende straordinaria. Al livello dello spirito, tutto è possibile".

Danza sciamanica


"La conoscenza sciamanica  la "conoscenza del cuore", ovvero una conoscenza che avviene per esperienza diretta e che implica una trasformazione dell'essere. La conoscenza è rivelata allo sciamano attraverso le sue esperienze mistiche che comportano viaggi in  dimensioni vibratorie diverse da quella ordinaria.
Conoscere, guarire, divinare e tutte le altre attività sciamaniche, sono in effetti il risultato della capacità dello sciamano di alterare il proprio stato di consapevolezza per accedere, attraverso l'apertura del cuore, all'estasi mistica.
Le conoscenze del neosciamanesimo, così come le sue attività, nascono e si sviluppano da una immensa radice comune: la capacità d'amare."

 Introduzione
La Danza Sciamanica è un Rituale che richiede un paio d’ore di tempo e anche più per essere portato a termine. In realtà sei tu, o il gruppo di persone che lavora con te, che deve stabilire i tempi effettivi. Infatti i Rituali scatenano processi emotivi molto profondi che non possono essere interrotti arbitrariamente, ma devono sempre completarsi per intero. Dunque è chi pratica il rituale che ne stabilisce l’effettiva durata. La Danza Sciamanica tocca i nostri blocchi emotivi e li porta a galla per permetterci di liberarcene; ciò può provocare reazioni di pianto, di riso, di rabbia, a volte anche molto intense, delle quali non bisogna in nessun modo avere paura, ma è indispensabile che, una volta attivati, questi processi catartici possano completarsi senza venire interrotti. Perciò, se danzando i tuoi occhi si riempiono di lacrime di pianto o di riso, se la rabbia sale dai tuoi chakra bassi e tende ad esprimersi in tutto il tuo corpo, lascia che ciò accada, non frenare i tuoi processi emotivi, abbi fiducia nel tuo essere, nelle sue capacità di autoguarigione e lascia che la catarsi, la liberazione emotiva, che è un processo di guarigione psichica e fisica, si compia per intero. Non guardare l’orologio, sentirai dentro di te quando il processo emotivo si è concluso e allora potrai riposare.
Il risveglio delle energie assopite produce sempre una forte emozione che va fatta fluire. Perciò è importante che, durante la pratica dei rituali, tu stia con le tue emozioni e le accetti senza mai temerle e senza mai giudicarle.
Nell’estasi sciamanica, prodotta dalla danza, dalla musica, dalla modificazione del respiro, dalla tua immaginazione e immedesimazione, entri in uno stato di coscienza ampliato che è molto diverso dallo stato alterato. Nello stato ampliato di coscienza mantieni il tuo centro ed espandi i confini del tuo io per fare nuove esperienze che ti arricchiscono, nello stato alterato perdi il tuo centro.

La pratica
Prima fase: il Rituale di celebrazione degli spiriti della Natura
Il Rituale di celebrazione degli spiriti della Natura ti permette di ristabilire un profondo contatto con le energie della Natura.
La meditazione sui corpi di luce è l’esperienza del progressivo ampliarsi dell’io, essa ci spinge a sentire la nostra unità con il pianeta. Il Rituale di celebrazione degli spiriti della Natura approfondisce questa unione risvegliando i legami tra il tuo essere e le creature viventi del pianeta, portandoti a vivere l’esperienza che esse sono dentro e non fuori di te.
Il nostro essere vive il medesimo destino della Terra e degli animali che la popolano. Dissociarci dalla Terra e dalle sue creature non ci è possibile, poiché non esiste separazione.
Eppure la vita che vive l’uomo moderno lo porta a chiudersi a molte energie vitali naturali che gli sono proprie. Gli spiriti animali fanno parte di quelle forze che l’uomo deve reintegrare, non per ritornare allo stato selvaggio, ma per muovere con maggiore forza e integrità verso l’evoluzione.
Gli spiriti animali simboleggiano la forza vitale, il potere di autoguarigione e di guarigione. Spesso lo sciamano indossa nei propri rituali piume di uccelli, pelli di animali o maschere dalle fattezze animali. Identificarsi in un animale permette allo sciamano di uscire dal proprio io, di incamminarsi verso l’estasi e verso il viaggio al di fuori dal corpo. Mircea Eliade approfondisce questo tema:
Si è visto che gli sciamani hanno ancor oggi coscienza di potersi trasformare in animali. Non è il fatto del loro indossare pelli di belve che importa. L’importante è ciò che essi provano, ciò che essi realizzano travestendosi da animali. Vi sono ragioni per credere che questa trasformazione magica conduceva ad una «uscita da se stessi» traducentesi assai spesso in una esperienza estatica.
Imitando le mosse di un animale o rivestendone la pelle si faceva proprio un modo superumano di essere. Non si trattava di regressione in una pura «vita animalesca»: l’animale al quale ci si identificava era già portatore di una mitologia; esso era, di fatto, un Animale mitico, l’Antenato o il Demiurgo. Divenendo questo animale mitico l’uomo si trasformava in qualcosa di ben più grande e possente della sua individualità.(1)
 
(1) Mircea Eliade, op. cit., pp. 487-488.
Dopo aver creato la giusta atmosfera siediti in silenzio in una postura meditativa, gli occhi bendati.
Durante la pratica di questo Rituale ascolta della musica ritmata, carica di suoni di tamburi, una musica etnica, magari con canti e suoni di strumenti primitivi o voci di animali.

Respira con la respirazione circolare.
Mentre respiri circolarmente e muovi il tuo corpo seduto a ritmo con la musica, concentrati sullo spirito del Corvo.
Immagina un corvo, sentiti un corvo, vola come un corvo. Il corvo è un simbolo assai adatto per iniziare un Rituale sciamanico; esso è un simbolo di iniziazione ai segreti sciamanici. Il corvo è un animale sfuggente, misterioso, emblema di ciò che è a cavallo tra il giorno e la notte, tra il mistero e il conosciuto.
Senti che c’è un corvo dentro di te: liberalo. Libera le tue energie, la tua fantasia e il tuo potere primitivo.

Dopo qualche minuto concentrati sul primo chakra. Respira con la respirazione animale nell’area del chakra basale, come se il tuo respiro entrasse ed uscisse da te direttamente attraverso il tuo perineo. Visualizza il primo chakra come una luce color rosso scuro nell’area del tuo perineo.
D’ora innanzi muovi il tuo corpo liberamente per disporlo nella posizione che meglio ti è suggerita dall’animale che stai visualizzando.
Mentre respiri animalmente concentrati sullo spirito dell’Orso. L’orso è un simbolo di legame con la terra. La meditazione sull’orso sviluppa il tuo contatto con la terra da cui dipende la stabilità della tua psiche e delle tue azioni.
Il contatto con la terra permette alle tue azioni di avere risultati positivi sul piano pratico, ti consente, dunque, di non lasciare le tue intenzioni solo sul piano del pensiero e del desiderio, ma di realizzarle concretamente. Il contatto con la terra è ciò che lega l’ideazione all’attuazione pratica. Esso è altresì l’accettazione della dimensione fisica nella quale il tuo Sé si è calato. Non per tutti, infatti, accettare, amare la dimensione fisica e vivere in armonia con essa è una cosa facile e spontanea.
Incarnandosi il Sé immortale viene a contatto con il mondo della materia dove la coscienza risulta pressoché totalmente assopita, dove si prende un corpo che deve lottare per sopravvivere e perciò si devono fare i conti con molte presenze e situazioni: il denaro, la competizione, la violenza… Nella dimensione della materia la coscienza è agitata dal vento degli attaccamenti e dalla tempesta dei desideri.
Molti conservano a lungo, dopo la nascita, un senso di rifiuto, quasi di nausea, nei confronti della dimensione terrestre e ciò rende la loro permanenza nel corpo, e in genere nel mondo della materia, sofferta e combattuta. Ma poiché vi è un’indiscutibile ragione per la quale il nostro Sé si è incarnato in questa dimensione, è necessario che queste persone sviluppino il loro contatto con la terra per poter vivere in armonia con la dimensione che il loro Sé ha scelto al fine di compiere la propria esperienza.
La dimensione terrestre è una dimensione sessuale. Per incarnarsi e arrivare qui, il Sé ha bisogno dell’atto sessuale. L’atto sessuale esprime la potenza creatrice dell’amore che genera l’esistenza: esso è un simbolo di quella potenza, ma un simbolo lontano e molto oscuro che necessariamente va trasformato, chiarito e riavvicinato al potere creatore dell’amore universale.
Generalmente chi non è in armonia con la dimensione materiale non è in armonia con le sue principali espressioni: il sesso, il lavoro, il denaro, per citare solo le più importanti. Ma scopo del Sé non è la disarmonia e la lotta, bensì la reintegrazione e la trasformazione. Il Sé deve prima accettare i poteri oscuri propri della natura terrestre, poi conquistarli, senza divenirne schiavo, e infine trasformarli per guarire la Natura e permetterne l’evoluzione: questa è la ragione per la quale è venuto qui.
Il miglioramento del contatto con la terra dipende dai chakra bassi, cioè dal chakra basale e dal chakra pelvico, che sono direttamente uniti alle energie e alle forze naturali e sessuali.
La meditazione sull’orso può contribuire a risvegliare le energie dei chakra bassi, poiché l’orso, come si è detto, è un simbolo di legame con la terra. Lo sciamano chiede allo spirito dell’orso di assisterlo in tutte quelle operazioni sciamaniche che hanno a che vedere direttamente con i poteri della terra.

Dopo qualche minuto di meditazione sullo spirito dell’Orso e di concentrazione sul primo chakra, continuando la respirazione animale, concentrati sul secondo chakra e sullo spirito della Tigre.
Respira animalmente nel tuo chakra pelvico, visualizzando il chakra come una luce arancione nell’area dei tuoi organi genitali.
Il primo e il secondo chakra sono strettamente collegati fra loro, basti pensare che, nel corpo fisico, essi corrispondono al medesimo plesso, il plesso sacrale o plesso pelvico. Dunque è difficile separare nettamente le funzioni di questi due chakra; generalmente il miglioramento dell’apertura e dell’energia dell’uno corrisponde al miglioramento delle condizioni anche dell’altro.
Medita sulla tigre risvegliando e sentendo la presenza nel tuo chakra pelvico delle energie proprie dei felini; senti la loro forza e anche la loro aggressività che accetti quale parte di te senza giudicarla. Il significato del tuo lavoro, ricorda, deve essere accettare per trasformare; perciò non giudicare, non temere, non negare.
La meditazione sulla tigre risveglia il potere del secondo chakra: l’energia sessuale che, come abbiamo già avuto modo di vedere, è energia vitale e, dunque, potere di guarigione, di apertura, di evoluzione.
Occorre qui precisare, se mai ce ne fosse bisogno, che l’atto sessuale e l’energia sessuale sono due realtà diverse sebbene interdipendenti. La liberazione, il risveglio dell’energia sessuale repressa e assopita, comporta l’elevazione, la trasformazione dell’atto sessuale che viene sempre più ad avvicinarsi al potere creatore dell’amore universale che esso simboleggia. Perciò lo scopo del risveglio del potere del secondo chakra non è l’incremento dell’attività sessuale fine a se stessa, ma l’evoluzione di tale attività verso forme di espressione dell’energia vitale sempre più universali e dunque la liberazione dalla schiavitù del sesso, dal bisogno di compiere l’atto sessuale.
La vera libertà dal sesso non si acquisisce reprimendo l’energia sessuale, la repressione nasconde sempre la perversione. è solo accettando di confrontarsi con il proprio potere sessuale, desiderando di liberarlo da ciò che lo reprime per porlo al servizio dell’amore e dell’evoluzione dell’essere che si può pensare di acquisire una vera libertà dagli istinti primitivi, dall’animale e dal selvaggio che è in noi.
Non è reprimendo e dimenticando l’animale e il selvaggio, ma è solo accettandoli e amandoli quali parti di noi che possiamo procedere verso la reintegrazione del nostro essere.
Medita sulla tigre. Il potere di questo simbolo è conosciuto in tutte le culture primitive, basti pensare alla credenza popolare indiana secondo la quale il pene della tigre accrescerebbe il potere sessuale. Si tratta di una credenza che ha avuto conseguenze disastrose, poiché ha portato all’uccisione di moltissime tigri in India, una superstizione che dimostra quanto la verità possa essere deformata dalla mente umana e generare atrocità.
Medita sulla tigre, celebrane l’esistenza e il potere, sentiti unito alla sua vita mediante tutto l’amore di cui sei capace. è solo attraverso il rispetto e l’amore che i segreti della Natura ti si possono dischiudere.
Ricorda che la rinascita dello sciamanismo oggi non deve significare un mero ritorno al passato, all’uomo primitivo, ma un atto di reintegrazione mediante il quale, recuperando il proprio passato e tutto ciò che di sé egli ha rinnegato, l’uomo muove verso il proprio futuro. L’evoluzione è quel processo che porta l’essere a universalizzarsi abbracciando con la propria consapevolezza il proprio passato, il proprio presente e il proprio futuro.
Lo scopo non è quello di ritornare alla Natura, ma di portare la Natura, che attraverso di noi si esprime, ad essere totale.
L’evoluzione non è il trascendimento della Natura, vista come limite e prigione dello spirito, non è il ritiro in uno stato di contemplazione o assorbimento sopraelevato e lontano dalla Natura terrestre, ma è l’accettazione gioiosa di tutti gli aspetti e le attività della Natura, la loro liberazione e la loro evoluzione.
Le tappe dell’evoluzione sono l’accettazione degli aspetti della Natura, la loro liberazione dai veti, dalle paure, dai dogmi, dalle censure, dalle condanne della mente e la loro elevazione mediante l’alchimia che li trasforma da ciechi impulsi inconsci, in forze coscienti e volontarie.
Meditando sull’orso e sul primo chakra contribuisci a creare tra il tuo io cosciente e la Natura terrestre una migliore armonia. Questa armonia ti permette di avere un rapporto migliore con i poteri legati alla Natura terrestre, quali il sesso, il lavoro, il denaro, perché ti permette di amare l’aspetto sessuale e materiale della tua Natura, anziché vergognartene e viverlo con un senso di colpa e di condanna. Tutto ciò corrisponde alla realizzazione della prima tappa dell’evoluzione: l’accettazione degli aspetti e delle forze della Natura.
Meditando sulla tigre e sul secondo chakra liberi il potere vitale della Natura, che è un’energia a carattere sessuale, dai veti, dalle condanne, dalle paure che lo tengono represso e dunque compi il secondo passo evolutivo: la liberazione degli aspetti e delle forze della Natura.
Una successiva tappa evolutiva si realizza quando le energie risvegliate dal primo e dal secondo chakra salgono e giungono fino al quarto chakra, il chakra del cuore.
Nel chakra del cuore i poteri della Natura possono incontrarsi con il potere dell’amore che è la sola forza capace di elevare le energie condannate e confinate nei chakra più bassi, integrandole nella sfera consapevole dell’io.
è solo amando qualcosa che la si integra; perciò è nel chakra del cuore che l’alchimia della trasformazione evolutiva si completa. Nel chakra del cuore il potere della Terra si incontra con quello del Cielo, la Natura si incontra con lo Spirito, il peccato incontra la redenzione, l’oscurità incontra la luce, ed è quest’incontro che permette l’universalizzarsi dell’essere.
Ciò che è creato dall’amore non può divenire se non per amore: l’amore è il principio e la fine, è la Natura e il Signore della Natura, è la materia e lo spirito, il peccato e la sua redenzione. L’amore è la forza che crea l’oscurità affinché la luce possa risplendere e, creata l’oscurità, non può che amarla e amandola non può che riportarla ad essere luce. Questo è il gioco infinito che gli yogin chiamano Lîlâ, l’eterno gioco del Divino che muove l’universo.

Dopo qualche minuto di meditazione sullo spirito dell’Orso e della tigre, concentrati sul terzo chakra e sullo spirito dell’Aquila.
Respira nel tuo chakra solare con la respirazione solare. Aiuta la tua concentrazione visualizzando il chakra come una luce gialla diffusa nell’area circostante e sovrastante l’ombelico.
Medita sullo spirito dell’Aquila. Senti in te l’energia dell’aquila e il potere di visione e di libertà che caratterizza questo animale. Tradizionalmente lo sciamano è molto legato al simbolo dell’aquila. Mircea Eliade scrive che nei miti siberiani sull’origine degli sciamani l’aquila gioca un ruolo determinante. Infatti diversi miti sull’origine degli sciamani narrano di come il primo sciamano sarebbe nato da un’aquila o, almeno, dall’aquila sarebbe stato istruito nella sua arte. Mentre in altre leggende l’apparizione di un’aquila viene interpretata come segno di vocazione sciamanica.

Dopo qualche minuto di meditazione sull’aquila, concentrati sul quarto chakra e sullo spirito del Lupo.
Respira nel tuo chakra del cuore con la respirazione circolare. Aiuta la tua concentrazione visualizzando il chakra come una luce color acquamarina nel centro del tuo torace
Medita sullo spirito del Lupo. Immagina di essere un lupo e di vivere la vita del lupo nel branco; osserva le tue emozioni.
La meditazione sul lupo risveglia il Maestro interiore che risiede in profondità nel chakra del cuore.

Dopo qualche minuto di meditazione sul lupo, concentrati sul quinto chakra e sullo spirito del Gufo.
Respira nel tuo chakra della gola con la respirazione caotica. Visualizza il quinto chakra come una luce blu al centro della gola.
Medita sullo spirito del Gufo; senti che la sua energia, il suo modo di essere è parte di te.

Poi medita su di una creatura degli abissi, concentrandoti sul sesto chakra.
Respira nel chakra della fronte con la respirazione di consapevolezza; senti che il respiro sale nella testa. Visualizza il sesto chakra come una luce bianca o dorata nel centro della tua fronte.
Scegli la creatura degli abissi che più ti attira, senti che anche la vita oceanica è parte di te. Ascolta tutte le emozioni che questo ti procura.

Dopo qualche minuto ancora, immagina un canarino giallo mentre continui a respirare con la respirazione di consapevolezza concentrandoti sul tuo settimo chakra che visualizzi come una splendente luce color lilla alla sommità del tuo capo.
Il canarino giallo è il simbolo della tua anima. Esso rappresenta la tua natura spirituale. Lascia che il tuo canarino voli e permettiti di seguirlo ovunque esso vada. Guarda dove ti porta: in quali posti, verso che cosa e lontano da quali cose? Osserva e rimani con le tue emozioni.

Infine medita sugli spiriti della Natura nella maniera che ti viene più spontanea. Medita sullo spirito di un albero, di una nuvola, del sole o della luna, del buio o della pioggia, della sabbia, di una montagna. Libera il potere della tua immaginazione e lasciati trasportare nei mondi dei folletti, degli gnomi, delle fate... Senti quanta magia c’è nella Natura.
Lo spirito logico ha così prevalso nell’uomo moderno da privarlo del suo spirito magico. Recupera il tuo spirito magico che un senso di colpa, di vergogna, di inadeguatezza creato dalla tua ragione tiene lontano da te, riacquista la capacità di dialogare emotivamente con la Natura.
Mentre mediti sugli spiriti della Natura continua la respirazione di consapevolezza. Adesso non c’è più bisogno che tu ti concentri su un chakra in particolare, a meno che tu non ne senta uno che attira la tua attenzione, allora lascia che la tua attenzione converga spontaneamente verso quel chakra.

Seconda fase: brucia il tuo passato e danza la Danza dell’uomo guerriero e della donna selvaggia
Il nostro io è come un abito mentale, un maschera che tutti ci poniamo addosso per creare una mappa dell’essere nel quale, altrimenti, la nostra mente si perderebbe. Molto spesso e in molti punti il nostro abito mentale può risultare stretto tanto da creare blocchi dell’energia vitale che si esprimono sotto forma di blocchi nevrotici, i quali possono somatizzarsi dando origine a vere e proprie malattie organiche. Rompere le barriere dell’io, ampliare lo stato della consapevolezza è, dunque, un’attività dal contenuto profondamente terapeutico: questo è ciò che avviene durante la pratica dei Rituali sciamanici.
Ogni volta che le barriere dell’io crollano, alla mente sembra di impazzire, ma questa non è una follia di cui si deve avere paura, in effetti è una follia taumaturgica. Perciò, se durante questa fase della Danza Sciamanica, mentre la tua testa e il tuo corpo si scuotono e dalla tua gola escono grida selvagge, sentirai che stai toccando con un dito la follia, non temere: si tratta della «sana follia» che portandoti al di fuori dei confini del tuo io guarisce i tuoi blocchi nevrotici.

Per questo Rituale è indispensabile una musica di tamburi molto ritmata. Fortunatamente oggi non è difficile trovare musiche di questo tipo tra i dischi di musica etnica o new age.
Accendi una candela e ponila al centro della Ruota di Medicina. Siediti al Nord della Ruota. Se sei con un gruppo, allora tutti devono sedersi in cerchio intorno alla Ruota.
Non sei bendato.
Respira con la respirazione solare.
Percepisci simultaneamente il tuo primo e secondo chakra. Tieni rilassata e aperta l’area dei due chakra bassi e respira in quest’area. Percepisci tutte le sensazioni che provengono da queste zone del tuo corpo.
I due chakra bassi sono collegati all’energia della Terra che è la forza che ti permette di esistere nel giusto equilibrio con i poteri della natura terrestre, poteri che abbiamo già conosciuto durante la prima fase di questo Rituale. La natura terrestre è la natura materiale che lo sciamano non disprezza, non rifiuta, non rinnega, ma alla quale, anzi, si allea cercando di armonizzarla con la propria natura spirituale.
Senti che, mentre respiri, l’energia della Terra entra ed esce da te attraverso i tuoi due chakra bassi: ad ogni inalazione l’energia sale dalla Terra ed entra in te attraverso i chakra bassi, ad ogni esalazione la tua energia cade e, attraversando i chakra bassi, torna alla Terra.
Senti la tua connessione con la Terra, la Madre. Realizza che le tue emozioni e le emozioni della Terra sono le stesse, poiché tra te e la Terra non esiste separazione. La sofferenza e l’ansia della Terra sono in te, come sono in te la sua forza e la sua gioia. Senti che il tuo respiro ha origine nelle profondità della Terra.
Nei tuoi due chakra bassi hanno sede le tue energie primitive e potenti: il tuo guerriero, la tua donna selvaggia. L’energia del tuo essere primitivo è un forte potere vitale indispensabile per la tua realizzazione, fondamentale come sostegno per le tue aspirazioni. Avere un’aspirazione spirituale senza possedere l’energia vitale per realizzarla può essere doloroso. Perciò dai chakra più alti, e specialmente dal chakra del cuore, deve venire il messaggio spirituale, la direzione da seguire, mentre dalla Terra e dai chakra legati alla Terra viene la forza per muoversi e giungere fino a destinazione.
Tutta la forza della natura terrestre viene a te attraverso i tuoi due chakra bassi. Poiché si tratta di una forza che sfugge al suo controllo, la mente umana ne ha timore e tende a tenerla lontana, a rimuoverla giudicandola e condannandola.
Adesso senti l’energia presente nelle zone dei tuoi chakra bassi e permettiti di liberare queste aree che tutte le società e tutte le religioni hanno sempre condannato.
Lascia il tuo corpo libero di muoversi al ritmo della musica dei tamburi. Pur restando seduto, muovi le tue gambe e le tue braccia e la tua schiena e scuoti la testa. Quest’ultimo movimento è molto importante. Scuoti la testa come preferisci. Devi avere la sensazione di svuotare la tua mente, di buttare via dalla tua mente tutto ciò che del tuo passato non ti serve più e costituisce per te solo un peso.
Lascia che il tuo respiro salga nella testa e lì diventi come un fuoco che brucia i tuoi condizionamenti.
Torna a tempi antichi in cui eri una donna selvaggia o un guerriero che danzava intorno al fuoco. Senti il potere della tua donna selvaggia o del tuo guerriero ed esprimilo liberando i movimenti del corpo. Se ci sono dei suoni dentro di te, suoni che provengono da tempi antichissimi, lasciali uscire.
Mentre ti muovi e respiri osserva, anche saltuariamente, la fiamma della candela e butta sul fuoco tutto ciò che del passato che appartiene a questa tua vita non ti serve più. Buttalo fuori da te durante l’espirazione e immaginalo bruciare nella fiamma purificatrice della candela.

Musica, respiro, movimento del corpo, movimento della testa, canti, suoni, grida e fuoco purificatore, simboleggiato dalla fiamma della candela, sono gli elementi fondamentali di questo Rituale che ti conduce verso una profonda liberazione e rinascita.
Nel corso di questo Rituale i tuoi vecchi condizionamenti, il tuo passato che ti lega e ti àncora come zavorra, muore, mentre le forze naturali dei tuoi chakra bassi rinascono.
C’è stato un tempo in cui le tue energie vitali hanno dovuto essere in gran parte rimosse dal tuo io cosciente al fine di permetterti di divenire un essere sociale che può stare entro i confini di un ruolo, di una routine, di una disciplina. è così che si diventa adulti: dominando la vitalità selvaggia. Ma l’io selvaggio è anche il nostro potere vitale più forte e quando siamo in grado di comprenderlo senza farci travolgere dobbiamo reintegrarlo per completarci. è così che da esseri socializzati possiamo divenire esseri umani.
Ma adesso metti da parte tutto ciò, lascia cadere ogni ragionamento, brucia nella fiamma della candela ciò che del tuo passato non ti è più necessario, libera i movimenti e i suoni che provengono dalla tua natura selvaggia. I movimenti, i suoni, lo scuotersi della testa, la respirazione solare, la musica dei tamburi, ti portano in uno stato di estasi… lasciati andare.

Terza fase: la Danza degli animali
La terza fase è quella della Danza vera e propria. Scoprirai come il movimento libero, consapevole, il movimento nel quale ti concedi di essere totale nei tuoi gesti, è una tecnica meditativa profonda al pari dell’assoluta immobilità. Così, se molte tecniche di meditazione yoga fanno leva sull’immobilità del corpo e della mente, i Rituali sciamanici fanno più spesso leva sul movimento libero e totale; ma lo scopo resta invariato: portare la tua consapevolezza nelle profondità del tuo essere.
Nella meditazione assoluta immobilità e movimento totale si equivalgono.
In questa fase del Rituale useremo anche i suoni degli animali. Durante la Danza ci permetteremo di lasciare uscire dalla nostra gola suoni simili alle grida degli animali. Le grida degli animali, nel contesto del Rituale Sciamanico, contribuiscono a risvegliare le nostre energie selvagge, attivando archetipi primitivi nelle profondità della nostra psiche.
Spesso lo sciamano usa il grido di un animale come un grido di potere con il quale egli invoca i propri spiriti ausiliari, ovvero risveglia i propri poteri legati alla natura terrestre.
Periodicamente lo sciamano danza per tenere il proprio spirito animale vicino a sé.

È indispensabile una musica ricca di toni bassi e, possibilmente, di suoni della foresta (voci di animali, tamburi, canti tribali, rumore di cascate o di piogge torrentizie…): non è difficile trovare in commercio questo genere di dischi.
Portati in piedi e resta immobile. I tuoi occhi sono chiusi ma non bendati.
Respira con la respirazione circolare, rapida e profonda.
Divieni consapevole della tua postura. Che cosa emana da essa? Forza, fragilità, sicurezza, instabilità, forte contatto con la terra o propensione a staccarti dal suolo?
Rilassati. Senti ogni muscolo del tuo corpo che si abbandona. Percepisci la forza di gravità che ti attrae verso la terra. Rilassandola, lascia che ogni singola parte del tuo corpo si abbandoni verso il basso
Continuando a respirare circolarmente, ora immagina di tornare indietro, molto indietro nel tempo, fino a raggiungere la tua animalità.
Danza, respirando, muovi liberamente il tuo corpo ed esprimi con i movimenti il tuo spirito animale. Abbandonati alla danza respirando sempre più rapidamente e profondamente.
Esprimi nella danza le movenze del tuo animale che corre o vola nella giungla.
Se sei in un gruppo puoi provare a osservare come si sente il tuo animale quando incontra altri animali: è aggressivo, è sicuro, è intimorito?
Osserva molto bene il tuo animale. Può darsi anche che esso sia ferito. Guarda dove è ferito. Allora lascia che si rintani in un posto sicuro e permettigli di guarirsi attraverso il respiro.
Poi, di nuovo, riprendi la danza, ancora più libera, ancora più potente. Lascia che tutto il tuo corpo si scuota e si scuota, come per liberarsi dall’abito mentale che lo comprime, per scrollarsi di dosso la polvere delle paure e dei giudizi che ne soffocano il potere.
Senti tutta la tua forza che si libera nella danza, senti che non può esistere né stanchezza né deperimento quando i tuoi centri energetici sono aperti e liberi, poiché l’energia della vita vi scorre attraverso senza limitazioni.
Senti tutto il potere del tuo spirito animale. è una forza enorme che ti appartiene per diritto di nascita, una forza che è stata molto a lungo assopita nei tuoi chakra bassi, repressa dalle paure e dalle condanne della mente. Ritrova il tuo potere, risveglia il tuo spirito animale!
Se nasce spontaneo, lascia uscire dalla tua gola il grido del tuo animale.
Dopo un certo tempo lasciati catturare dalla danza al punto da dimenticare totalmente chi sei e perché stai danzando. Allora puoi essere un guerriero primitivo che danza intorno ad un fuoco o una donna selvaggia che danza in mezzo alla foresta, puoi essere un altro animale, diverso da quello che ha danzato in precedenza, o persino uno spirito della foresta, degli Inferi o del Cielo.
Fa’ che la tua danza divenga sempre più totale; come se il tuo corpo fosse posseduto da un potere sovrumano. è proprio questa la sensazione alla quale la Danza Sciamanica dovrebbe condurre: la sensazione di essere posseduti. Lasciati possedere e non temere: ciò che ti si sta presentando ora non è che il tuo stesso potere".

  




 
   
Yogin e sciamano
Guida alla conoscenza e alla pratica sciamanica
 Autrice: Selene Calloni Edizioni

Trance Dance, neosciamanismo


Che cos'è la Trance Dance?

Wilbert Alix: In primo luogo, la Trance Dance è una forma di guarigione. Nella nostra società contemporanea, la danza è divenuta un'attività ricreativa o una forma di esercizio, così nel tempo si è perso il suo significato spirituale. Molte cose nella nostra società che erano sacre un tempo sono diventate ricreative. La danza è una, il sesso è un'altra, e un'altra sono le piante sacre, sostanze che erano impiegate un tempo in rituali per ottenere un collegamento con lo spirito. La danza era il modo più prolifico in cui ci collegavamo con lo spirituale poiché è trans-culturale, esisteva in tutte le società sciamaniche su tutti i continenti del pianeta. Tutti danzavano. La Trance Dance è un veicolo di guarigione attraverso il quale ci si può mettere in comunione con lo spirito.

E perché l'impiego della parola "trance"? Implica uno stato alterato di coscienza'?

Alix: Alcuni sono spaventati dalla parola "trance"- Trance, però, in realtà non è altro che un'altra  parola per "meditazione". E' uno stato di non-mente. La meditazione è uno stato di non-mente. Il punto è, come arrivare a questo stato? Quando si medita, si siede in silenzio per lunghi periodi di tempo fino a che la mente non si svuota e si diviene un contenitore vuoto. Allora lo spirito può subentrare. La Trance è lo stesso percorso salvo che la porta è differente. Avviene attraverso la catarsi.  Avviene attraverso il ritmo, il suono ed il movimento del corpo. E ciò che avviene durante quel movimento o alla fine di esso è trance, una meditazione molto profonda. La trance e la meditazione sono la stessa cosa salvo che il percorso è diverso. Nelle culture sciamaniche si impiegava la trance ed in oriente si impiegava la meditazione e la contemplazione.

Che musica si impiega durante la Trance Dance?

Alix: Storicamente, vi erano alcuni tipi di ritmi di tamburo. E la ragione per il tamburo è perché conosciamo istintivamente quel suono. E' il battito del nostro cuore. Perciò il suono del battito costante è un suono meditativo. Quando siamo calmi, lo udiamo nel corpo. Perciò il battito del tamburo ci porta in uno stato di trance quando il ritmo è ininterrotto, quando è uno schema costante. Ad un certo punto, il cervello smette di ascoltare e si fida del fatto che il suono sia lì. E ciò che ci si trova a fare, se si ascolta il ritmo, unitamente a degli schemi di respirazione che consigliamo, unitamente all'impiego della bandana per velare gli occhi, unitamente al movimento, è l'esperienza di una graduale dissociazione dall'ego. Ora, la dissociazione dall'ego non è permanente. E' un luogo temporaneo in cui si va, ciò che succede però è che, quando si ritorna dalla trance, vi è meno ego ed una parte più grande del sé superiore è intatta, più del sé intelligente, più saggezza. Ecco perché persone che danzano per lunghi periodi notano un notevole aumento nella frequenza di intuizioni e rivelazioni.

Che cosa ricordi dalla tua prima introduzione alla Trance Dance?

Alix: la mia prima introduzione alla danza, al ritmo, ed al movimento di fatto erano parte delle meditazioni in movimento che arrivano in primo luogo da Osho. Osho ebbe la grande virtù di comprendere che la mente occidentale ha difficoltà a svuotarsi, a divenire immobile. Perciò, chiedere ad un occidentale di sedere in meditazione significa far sì che non succeda nulla per anni. Egli comprese che se ci si muove, e si rimuove il senso dominante, la vista, è più facile per la mente acquietarsi.  Perciò vediamo questi principi nella Trance Dance.  Quando si indossa la bandana, si elimina più del 90% della percezione della realtà. La maggior parte della nostra percezione della realtà viene dal nostro senso della vista, perché gli occhi vengono direttamente dal cervello. Si può eliminare l'udito, l'olfatto, e le cose cambiano, ma non radicalmente. Eliminate la vista e tutto cambia. Quando la si elimina, si diviene quieti. Quando esperimentammo per le prime volte ciò che avremmo chiamato Trance Dance, che a quel tempo era molto più simile ad una meditazione in movimento, era il 1988 o 1989.La prima volta che ho danzato in trance era straordinario, perché incomincia con l'intento di curare un aspetto del mio corpo, qualcosa che era cronico da lungo tempo. Avevo provato di tutto ma non ero stato in grado di trovare nulla che mi guarisse. In Trance Dance, una delle cose di cui parliamo è del dover volere avere un intento chiaro, quando si va nella danza. E' questo che invita lo spirito in voi e che dirige il corso della vostra danza. Allora, partii con l'intento di guarire un aspetto del mio corpo, la parte inferiore della mia schiena. Allora, sono nella danza ed incomincio ad avere l'esperienza di ricordi profondi legati ai miei genitori in relazione al denaro. Era affascinante, perché era inatteso, e ad un momento della danza divenne emotivo, poiché vidi il conflitto della mia famiglia in relazione a questioni di denaro. Con interesse, incominciai a muovere il mio corpo in un modo in cui non lo avevo mai mosso prima, soprattutto la parte inferiore della schiena. E da quel momento in poi non ho più avuto nessuna difficoltà con questa parte del mio corpo.

Allora è guarita?


Alix: Mi piace dire che è guarita, faccio però attenzione a fare questo tipo di affermazioni assolute. Tuttavia, ho osservato una grande quantità di esperienze di questo tipo. Recentemente è venuto un tale ed ha fatto una Trance Dance, e la sua intenzione era guarire un aspetto di se stesso che era stato molto rimosso dalla sua vita perché suo padre era morto quando lui aveva 12 anni. Incomincio la Trance Dance con l'intento di rivendicare una parte di sé che sentiva di aver perduto quando suo padre era morto. Ha detto che durante la danza ha avuto collegamenti ed immagini molto vivide di suo padre, e ciò era bello, ma, ha detto, ciò che è successo dopo è stato straordinario  Tornò a casa quella sera e per la prima volta nella sua vita ebbe un sogno lucido, e suo padre venne a lui nel sogno. Ha detto che l'esperienza era così reale e che lui e suo padre hanno parlato di tutto ciò di cui avrebbero parlato da quando lui aveva 12 anni fino al punto in cui lui era nella sua vita in quel momento. Poi, disse, suo padre incominciò a parlare con lui di che cosa succede dopo che si è morti. Mi ha scritto una lettera e mi ha detto che erano passate 72 ore e non era ancora andato a dormire dopo quell'esperienza. Disse che l'energia nel suo corpo era soverchiante. Ha scritto "Palesemente, ciò che si era scollegato da me dopo che mio padre era morto è ritornato a me in questa danza, e l'energia che ho è quella che mi rendo conto di non aver avuto in tutti questi anni. E' così sovrastante che ho difficoltà a chiudere gli occhi ed andare a dormire".

Allora, nel processo di guarigione, la danza lavora con i pensieri che hanno originariamente creato il disequilibrio?

Alix:
Sì. L'origine di quel modello di pensiero o sistema di credenze è talvolta così radicato nella nostra coscienza che non possiamo raggiungerlo mediante i metodi del nostro tempo. La Trance Dance è energia pura. Si è in un luogo in cui si è energia pura. A livello dello spirito, tutto è possibile. La Trance Dance è il veicolo attraverso il quale si diviene quell'energia, con l'intento, ed è ciò che la rende notevole.

Quando la Trance Dance incominciò ad essere più diffusa?


Alix:
Occorre operare una distinzione. Sono in molti a fare ciò che chiamiamo Trance Dance. Il movimento rave chiama i giovani a trovarsi insieme per fare ciò che essi chiamano danza in trance. Ciò che noi chiamiamo Trance Dance ebbe inizio intorno al 1989, e facciamo la distinzione che il nostro scopo della Trance Dance è la guarigione. Perciò, abbiamo alcune tecniche di induzione che sono uniche nel loro genere, e non ci risulta che altri le pratichino. Una in particolare è l'impiego della bandana per velare gli occhi. E' una cosa cui la gente fa attenzione e che indica il potere di questa tecnica. Elimina la partecipazione dell'ego. La bandana elimina anche l'ansia. La maggior parte delle persone, quando danza non danza realmente, perché è preoccupata di ciò che mostra. Se tutti nella stanza sono bendati, non vi è alcuna differenza. Ad un certo punto, il cervello si rilassa e consente di entrare nell'esperienza, e si scopre di poter far cose in questa danza che sarebbe difficile fare nella vita. Una cosa straordinaria che ho scoperto sul danzare in trance è che se lo si fa  nella danza lo si può fare anche nella vita. La Trance Dance è un notevole veicolo per farsi strada attraverso le cose, letteralmente, che sia a livello della mente o del corpo, perché il corpo trattiene ricordi. Si va nella danza con intenzione e si scopre di muoversi fisicamente nel corpo attraverso il proprio intento. La Trance Dance è quindi una grande metafora della vita. Ecco perché la chiamiamo "Trance Dance, la Danza della Vita". Si danza veramente la propria vita.

Dimmi qualcosa di più sul movimento?

Alix:
La Trance Dance è prolifica in Europa da otto o nove anni. La musica è venuta dopo il lavoro sulla danza in trance. Abbiamo incominciato il lavoro sulla danza in trance facendo ricerche su culture che impiegano la danza a scopi guaritivi, per i riti di passaggio, e poi abbiamo incominciato ad occuparci dei tipi di musica da impiegare. Abbiamo impiegato molta musica indigena, organica, tribale. Il più spesso possibile cerchiamo di avere musica dal vivo, e poi abbiamo incominciato a creare musica noi stessi. Il primo CD è stato The Breath of Fire, poi abbiamo fatto Spirit Animal. E poi un CD chiamato Energize. E' quello che la Island Records ha sentito in una discoteca in Europa e si è messa in contatto con noi. Inizialmente erano interessati alla musica, e poi hanno incominciato ad apprendere la storia che stava dietro la musica Sono stati sedotti dalla storia ed hanno voluto fare di questo un qualcosa che attraesse il pubblico alla danza in trance, e questa è stata l'origine di Shaman's Breath. Un secondo CD apparirà fra qualche mese.

Vi sono intenzioni differenti con differenti registrazioni?

Alix:
Sì, la registrazione di Spirit Animal è stata fatta sulla base del danzare il proprio spirito animale. Nelle culture sciamaniche, una tecnica che essi impegnavano per la guarigione è ciò che adesso chiamiamo recupero di anima. Al Natale Institute, ci piace chiamarlo caccia all'anima. Il concetto è che ogni volta che si fa esperienza di un evento traumatico nella vita, si tratta di fatto di un incontro ravvicinato con il potere, si tratti di potere sottratto dai genitori o dalla natura, qualunque tipo di potere in cui si sia stati feriti o danneggiati. Ed in tutte le circostanze di questo genere, si perde un pezzo della propria anima. In momenti della nostra vita ci troviamo meno ottimisti, con meno energia, meno vivi, senza la volontà di risolvere un problema, senza volontà di perdonare, a cercare di controllare una relazione, e ciò avviene perché ci manca un pezzo del nostro sé energetico, della nostra anima. E' necessario vi sia un modo legittimo e spirituale in cui poter recuperare la parte di anima. Sfortunatamente, molti di questi strumenti spirituali sono stati eliminati dalla nostra società. Abbiamo fatto divenire di tutto solo una questione psicologica, mentale o fisica. Abbiamo divorziato dall'idea che questo danno o malattia di cui stiamo facendo esperienza stia avvenendo a livello dell'anima. Collettivamente, stiamo addirittura trattandolo a livello del pianeta. Quando derubiamo il pianeta delle proprie risorse naturali, è una questione di anima. Quindi l'umanità, collettivamente, è come un'anima. Si può guardare a questo a livello dell'individuo e lo si può guardare a livello di paesi che combattono fra loro per il possesso dell'anima. Il punto è, come riprendersi queste parti di anima?  Nella caccia all'anima, la danza in trance è uno dei modi di farlo. La caccia all'anima comporta il credere che per riportare una parte di anima si debba  avere un alleato, una forza, che aiuti a recuperarla, perché quando si perde una parte dell'anima, si perde parte della vitalità. Lo spirito animale è l'alleato di cui si ha bisogno per quando si va in questo viaggio. Noi crediamo che per mantenere il proprio collegamento con lo spirito animale si debba voler danzare l'animale. Perciò la musica di Spirit Animal è stata creata come colonna sonora da impiegare quando si fanno viaggi di spirito animale, lavori di caccia all'anima ed anche Trance Dance quando si intende stabilire un collegamento con lo spirito animale. Ecco perché da migliaia di anni le culture indigene hanno danze che rappresentano animali. Lo si riscontra nelle culture degli Americani nativi ed altre culture aborigene. Tutti danzavano l'animale.

Parlami dell'Istituto che sponsorizza la Trance Dance
?


Alix:
Il Natale Insitute si trova in 12 paesi diversive' stato fondato nel 1979 quale supplemento a forme tradizionali di istruzione e terapia. All'inizio, il lavoro che facevamo era orientato alle specializzazioni della vita, e lo è ancora. Offriamo corsi e seminari che non sono nel campo dello sciamanesimo, quali lavori sulle relazioni, l'auto-stima, la comunicazione, l'onorabile sessualità e la manifestazione, molte specializzazioni su base spirituale che abbiamo bisogno di conoscere. Il programma delle specializzazioni della vita sposta da una mentalità del tipo "fammi vedere e ci crederò" alla coscienza del  "credici ed apparirà". Un progresso naturale per l'istituto è stato spostarsi verso connessioni più spirituali. Per noi, lo sciamanesimo ed una spiritualità basata sulla terra avevano senso.
Da un punto di vista sciamanico, la percezione di Dio è l'intelligenza nella natura, e la natura è la più grande rappresentazione della verità sul pianeta. Abbiamo una relazione molto stretta con la natura, e non ci vuole un genio per capire chi è al comando. Potremmo scomparire tutti e la natura continuerebbe a fiorire. Se lei se ne va, ce ne andiamo tutti. Allora, ci siamo rivolti alle culture sciamaniche ed abbiamo trovato rituali molto potenti che possono aiutarci a guarire noi stessi a livello dello spirito. Il nostro programma spirituale si basa sui lavori di Marija Gimbutas, autrice di The Age of the Great Goddess. La Trance Dance è divenuto un veicolo per farci conoscere all'intera popolazione, ma più specificamente ad alcuni dei giovani che danzavano istintivamente in ogni modo, senza capire veramente che cosa stessero facendo nel movimento rave. A tutt'oggi, continuiamo a fare collegamenti con alcune persone del rave per introdurre un elemento spirituale nel rave stesso. Penso che il rave sia una buona idea, ma manca della componente spirituale. Alcuni organizzatori rave comprendono lo scopo spirituale, quali Mattew Fox in California.

Non credo che impieghi la bandana nelle sue danze?


Alix:
No. Non conosco nessun altro a parte noi che faccia questo, e poiché impieghiamo la bandana, ci assumiamo la responsabilità di accertarci che l'ambiente in cui avviene la danza sia sicuro. E' una considerazione evidente quando c'è qualcuno che danza, talvolta con molta energia, e non vede. La nostra formazione si occupa del come stabilire un ambiente nel quale le persone siano fisicamente al sicuro.

Evoluzione Delle Danze Nel Mondo


Significato Ed Evoluzione Delle Danze Nel Mondo

Leonella Cardarelli
Il ballo, che oggi va tanto di moda soprattutto tra i giovani, prima di essere una moda o una tendenza è un’espressione naturale del corpo e dell’arte, nonché un’antica forma di devozione.

Quello che molte persone hanno dimenticato è che il ballo nasce con l’uomo primitivo che con la danza esorcizzava attraverso il movimento le proprie paure ancestrali, vedi le danze tribali, alle quali si associano quelle praticate allo scopo di rendere omaggio alle divinità adorate.
Il nostro essere, la nostra mente, il nostro animo si esprimono attraverso il corpo, che è la nostra porta verso il mondo esterno, è la nostra parte materiale, il mezzo con il quale manifestiamo le nostre passioni, soddisfiamo i nostri desideri, i nostri bisogni, percepiamo noi stessi e gli altri, attraverso il quale ci realizziamo. La nostra esistenza sulla terra è imprescindibile dal nostro corpo. In questo contesto il ballo con la sua gestualità diventa linguaggio con il quale possiamo esprimere le nostre emozioni, senza utilizzare la parola, ma attraverso la musica, diventando sempre più spesso terapeutico e liberatorio.

Nell’arco della storia il ballo è diventato pian piano un’arte, una vera e propria disciplina, dove le evoluzioni dei ballerini si trasformano in performance. Il ballo però è anche intriso di molteplici significati legati agli dèi, alla guarigione, alle tradizioni popolari e al contatto con il divino. Ciascun tipo di danza predilige alcuni movimenti piuttosto che altri. Questa preferenza corrisponde allo stile di un ballo.
Vediamo insieme in che modo la danza si è evoluta ed ha avuto significato nei vari popoli e contesti storici.
Danze sciamaniche (trance dance) Wilbert Alix, studioso di sciamanesimo, sostiene che sciamanesimo è un termine generico che comprende i princìpi spirituali esistenti in tutte le culture del mondo prima di cinquemila anni fa.

L’obiettivo delle danze sciamaniche è la guarigione e la connessione con il nostro spirito. Gli antichi infatti vedevano la natura e tutto ciò che essa comprendeva come una manifestazione del divino. Di riflesso mimare la natura era considerato un modo per collegarsi alle divinità. Fu questa l’origine della danza. Anche in parti geografiche diverse, ogni cultura ha conosciuto un tipo di danza basata sul mimare gli animali e gli elementi della natura. Gli sciamani in qualsiasi parte del mondo adoravano il pulsare del pianeta, che manifesta la sua forza con l’acqua, l’aria, il fuoco e la terra. Con le danze gli sciamani cercavano di ottenere coraggio, compassione, di prevedere il futuro tramite visioni o di guarire. Danzare era un po’ come pregare o rendere omaggio. Ma in che modo avveniva la guarigione? Tramite tamburi e percussioni l’individuo cadeva in uno stato di trance e in quello stato si collegava ai poteri di guarigione dello spirito. La trance dance è un tipo di danza sciamanica che oltre ad inglobare gli elementi sciamanici ufficiali quali percussioni, suoni di guarigione e tecniche respiratorie fa uso di una benda o bandana con cui si coprono gli occhi al fine di concentrarsi sul viaggio interiore. Questo utilizzo della benda è volto ad eliminare le distrazioni visive e a favorire una visione interiore anziché esteriore. Non a caso nei tempi antichi questi rituali si svolgevano di notte perché l’oscurità favoriva la concentrazione. Così, danzando nell’oscurità, si scoprono realtà parallele in cui troviamo soluzioni ai nostri problemi. Le danze sciamaniche erano diffuse non solo tra i nativi americani e gli africani ma anche in Cina. In Cina le danze sciamaniche si praticano ancora oggi al fine di migliorare la salute, esse sono incluse negli esercizi di qigong. Durante la dinastia Zhou c’era un rituale popolare per il Capodanno denominato “Il grande esorcismo”. Uno sciamano indossava una pelle d’orso sulla testa, con quattro occhi d’oro, come per guardare nelle quattro direzioni. Danzando attraverso il villaggio, seguito da una processione di abitanti che portavano maschere rappresentanti i vari animali dello zodiaco cinese (topo, gallo, maiale…), cacciava via pestilenze e spiriti maligni. In Cina esistono molte rappresentazioni delle danze sciamaniche e l’uomo saggio in lingua taoista veniva raffigurato come uno sciamano danzante coperto di piume. Queste danze, successivamente, diedero l’impressione di conferire salute e longevità e vennero integrate nel qigong come danze terapeutiche.

Tra le culture native americane ed afroamericane è diffusa anche la danza sacra, che comprende l’uso di suoni, percussioni, nenie e maschere. Con la danza sacra si svuota la mente, si trasforma il proprio essere e la propria immagine al fine di risolvere problemi e guarire, infatti si tratta di una danza di trasformazione.
Oltre che in Cina, anche qui in Occidente lo sciamanesimo vive ancora, nascosto dietro altri nomi o altre vesti, ad esempio nei seminari per la meditazione o nei corsi per lo yoga, il reiki e il PEM.

Danze africane
La danza è il collante di uno stato immenso come l’Africa. In Africa esistono moltissimi gruppi sociali con stili, culture e colori differenti ma la danza li accomuna tutti. Ogni società ha una sua danza, ad esempio in Senegal si balla il sabar, nel Mali si danza il sounou. Tramite le danze si distinguono i gruppi. Spiega Doudou N’Diaye Rose jr., famoso ballerino senegalese e maestro di danza a Parigi:
La danza e la musica, per noi africani sono la vita. Sono un mezzo di comunicazione, di conoscenza e di scambio. Ogni cosa, dal momento in cui siamo nel ventre materno, passa attraverso l’esperienza del corpo. L’Occidente invece ha problemi con il corpo perché il sistema sociale individualistico porta i bambini a crescere soli, a scuola come in famiglia. In Africa non è così: i bambini sono abituati a crescere con gli altri, a condividerne gioie e dolori, a partecipare attivamente agli eventi sociali. […] La danza non è però una ‘questione di sangue’ come molti continuano a sostenere usando frasi fatte, ma di cultura. Gli africani non nascono con il cromosoma ‘danza’. Il ritmo non è né africano né italiano né americano; non appartiene alla cultura di nessun popolo ma è universale poiché il ritmo originario è il battito del nostro cuore.
Tuttavia Alphonse Tiérou, coreografo e ricercatore ivoriano ed ex consulente all’Unesco per la ricerca sulla danza in Africa precisa che
in tutti i villaggi africani ci sono persone che non danzano mai, che non sono capaci di mettere un piede davanti all’altro, che non sanno danzare affatto.

La danza è come il canto, la pittura o la musica e quindi va “coltivata” attraverso il lavoro continuo. In Africa esistono grandissimi danzatori che affermano che il ballo è un’arte che si acquisisce con il tempo, l’impegno, la pazienza e tramite un maestro e solo a quel punto si può trasmettere alle nuove generazioni. La danza per gli africani è preghiera, seduzione, passione, terapia ma anche divertimento, un divertimento che per loro si può praticare ovunque.

In questo contesto, in una simile dimensione della danza, profonda come lo è appunto quella africana, vorrei riportare un bellissimo riferimento di José Ortega y Gasset dal suo libro Idea del teatro:

Nell’Africa Nera, per intendere che un uomo è straniero, che appartiene a un’altra tribù, si dice “Danza con un altro tamburo.” E in molti posti, chi tocca indebitamente, o si azzarda a battere senza il sufficiente titolo il santo tamburo tribale, è condannato a morte. All’europeo che ha vissuto nelle misteriose selve del Congo e della Nigeria, rimane sempre il tam-tam pertinace di innumerevoli tamburi invisibili che suonano testardamente per giorni, settimane, anni, senza fermarsi. E ciò significa che milioni di uomini praticano con tenacia di ossessi, di maniaci, la danza, come se quella fosse il lato della vita più importante. E in effetti lo è, perché nella danza, anche senza vino o droghe, l’uomo dimentica se stesso, la pesantezza della sua vita, e riuscendo a vedere il mondo come altro da quello che è, muovendosi in un ultramondo felice, è lui stesso felice e “ultravive”.

Per Alphonse Tiérou

la danza pura, quella vera, originale, svela, demistifica, lascia cadere la maschera. Essa è libertà, indipendenza ed autonomia. E’ l’astrazione totale dei problemi di origine, di classe sociale, di altezza, di peso, d’età, di sesso, di bellezza o di pigmentazione della pelle, che sono fonte di divisioni e sangue ingiustificato. La funzione fondamentale della danza è di ‘trasformare’ l’insieme dei corpi, la materia prima per eccellenza, in una pioggia di suoni, scintille, fiamme, gioia e luce, attraverso il genio creatore.
In Africa i canti e le danze accompagnano ogni momento della vita quindi abbiamo una danza per invocare la pioggia, una per accompagnare il defunto nell’aldilà, un’altra per pregare, una per celebrare il matrimonio ecc. La danza africana è una manifestazione della cultura stessa, condivisa da tutto il gruppo di riferimento.

Lo stile africano si caratterizza principalmente per il ritmo e per la ripetizione dei movimenti, che sono molto energici, ma abbiamo anche dolci movimenti ondulatori che servono a riequilibrare le energie del corpo. Caratteristica primaria della danza afro è che si balla a piedi nudi per avere un contatto più diretto con la Terra, elemento naturale fondamentale per gli africani. Per loro danzare è come parlare ed ogni passo di danza rappresenta una parola volta a creare un discorso. Per comprendere ed apprezzare la vera essenza della danza africana è necessario conoscere gli elementi culturali dell’Africa stessa come afferma anche Belco Tourè, insegnante maliano che vive a Padova, che insiste molto sul connubio e la complementarietà tra danza e cultura. Per questo motivo non è semplice insegnare un tipo di danza perché la danza è l’espressione della cultura di un popolo. In Italia vi sono molte scuole di danza africana, caraibica e orientale ma difficilmente un occidentale danzerà come un autoctono di questi luoghi e questa è cosa ormai risaputa. C’è anche da dire che in molte scuole di ballo la cultura di questi popoli non viene neanche accennata, trattando la danza come una cosa a sé stante e ciò rappresenta un errore da parte dei maestri di ballo. Se ad esempio un insegnante spiegasse il significato che un gesto ha nella cultura di origine di un ballo, forse l’allievo riuscirebbe anche a danzare meglio. Il punto è che per noi la danza non è espressione della cultura: gli occidentali ballano primariamente per spettacolo, non perché amano una cultura, e raramente danzano per esprimere davvero qualcosa, a meno che non amino il ballo con tutto il cuore. Ma questa non vuole essere una critica agli occidentali, è solo un tentativo di spiegare perchè si balla in modi diversi nel mondo. E’ una questione di approccio.
In ogni modo io credo che il ballo deve essere prima di tutto una fonte di piacere, di benessere e di divertimento (invece di essere una forma di competizione come spesso lo è da noi), non a caso in molte lingue del mondo il termine per indicare la danza esprime altresì l’idea di piacere, divertimento e distrazione. La danza è e deve essere un piacere.

Danza orientale (danza del ventre)

La danza orientale (in lingua araba raqs sharqi) è detta anche danza della felicità ed anticamente era una danza rituale per propiziare la fertilità della Madre Terra. La danza del ventre non nasce quindi per essere uno spettacolo che allieta gli uomini bensì come una danza delle donne per le donne e si ricollega ad antichi culti religiosi. Questi culti celebravano la fertilità della terra nelle antiche società matriarcali del Medioriente (Turchia, Grecia, Mesopotamia, Egitto…). La maggior parte degli studiosi ritengono che la danza del ventre sia di origine mesopotamica, terra in cui le donne la praticavano in onore della dea della fertilità Ishtar. Ma non tutti sono d’accordo: anche le egiziane ne rivendicano l’origine, infatti la danza del ventre è detta anche danza egiziana. Maria Strova, autrice del libro Il linguaggio segreto della danza del ventre (2005) ritiene che le origini appartengano a più culture. Si sostiene che sia una danza che aiuta anche durante il parto, infatti sembra che venisse danzata in cerchio intorno alla partoriente. Matteo Liberti ci spiega che le movenze cercavano di imitare le forme e i ritmi della natura, come le onde del mare, le fasi lunari, l’uovo o il serpente; mentre altre evocavano esplicitamente il parto o l’atto sessuale: in questa ottica vanno interpretati i movimenti (shimmy) dei fianchi e del bacino, fatti vibrare e sussultare velocemente.

La danza del ventre esprime fascino e sensualità coinvolgendo tutto il corpo, soprattutto il bacino, da cui ogni movimento inizia e finisce, risveglia l’energia femminile ed aiuta ad eliminare blocchi emotivi ed energetici. In molti luoghi questa danza è ormai scomparsa ma le zingare egiziane continuano a tramandarla da madre in figlia. Ci sono diversi stili di danza del ventre tra cui il baladi, lo sharqi, lo zar e il faraonico. Lo stile zar si ricollega alle danze sciamaniche ed è utilizzato come danza di guarigione effettuandola in cerchio, al centro del quale vi è la persona da far guarire. Si tratta di un vero rito. Danzare in cerchio ha un significato preciso: danzando in cerchio, tenendosi per mano, le energie rimangono racchiuse in quell’area e l’obiettivo del rito si realizza molto più efficacemente. Qualsiasi rito ha molta più probabilità di avverarsi se lo si compie in gruppo ed in cerchio. Il cerchio è un forte simbolo esoterico e una figura importantissima nella geometria sacra: non ha inizio e non ha fine.

Kiirtan

Il kiirtan è prima di tutto un canto fondato sul mantra Baba Nam Kevalam e ad esso si associa la danza; lo scopo è di preparare alla meditazione e di diffondere amore raggiungendo stati elevati di coscienza in breve tempo. L’origine viene fatta risalire ai tempi di Shiva e Parvati e nel 1971 questa pratica fu introdotta nell’Ananda Marga. Shrii Shrii Anandamurti ha donato all’umanità il kiirtan con il siddha mantra Babanam Kevalam, che significa “tutto è infinito amore”.

Al kiirtan si associa una danza ritmica, molto semplice (Lalita Marmika), che consiste nel battere l’alluce destro dietro al tallone sinistro e viceversa, in modo alternato, flettendo leggermente le ginocchia. Questo consente di prepararle al periodo di immobilità che dovranno affrontare durante la meditazione.

Praticando tutti insieme il kiirtan (magari nello stesso momento, anche se in parti geografiche diverse) si emanano nel mondo onde d’amore che aiutano l’umanità ad evolvere. Il kiirtan, preparando il corpo alla meditazione e al rilassamento, può essere definito una meditazione mistica dinamica. Praticato regolarmente è un trattamento energetico che libera il nostro inconscio dai vari blocchi energetici ed emotivi, nonché dalle paure, dall’ansia, dalla vanità donandoci pace e amore.

Danze celtiche

Sulle origini delle danze celtiche non ci sono fonti scritte ma sembra che esse fossero praticate dai druidi per motivi religiosi. Le prime testimonianze le abbiamo a partire dal XVI secolo. Le danze celtiche ebbero una vita altalenante in quanto in alcuni periodi storici furono viste di cattivo occhio, soprattutto dalla Chiesa, che tentò di bandirle. Esse si diffusero in Gran Bretagna, America, Australia e Nuova Zelanda nel XIX secolo a causa dell’emigrazione dovuta alla carestia delle patate, che colpì l’Irlanda tra il 1845 e il 1849. In questi ultimi anni le danze celtiche stanno avendo successo anche in Italia, Svezia e Germania.

Le danze “più irlandesi” sono le ceili, ma oltre a queste vi sono la set dance e la step dance, che sono nate da incontri con la cultura francese e scozzese. La dinamica del ballo è in genere questa: più coppie ballano simultaneamente, disposte in cerchio o lungo gli angoli di un quadrato. La musica è molto allegra e nel contempo delicata, è composta da strumenti quali violino, fisarmonica, flauto (tra cui il whistle) e bodhran (che è un tipo di tamburo). Le danze celtiche sono molto belle da vedere e riproducono gli elementi esoterici dell’arte irlandese come la croce celtica. La croce è un simbolo esoterico di gran lunga anteriore al Cristianesimo: indica le quattro strade dei quattro angoli della Terra (da cui derivano meridiani e paralleli) e dei quattro elementi al centro del quale c’è la Dea Madre, punto in cui convergono tutte le forze e tutte le energie (il simbolo della croce formato da quattro punti e un centro lo ritroviamo anticamente in tantissime culture, tra cui il Messico). Osservando queste danze di desume infatti che i celti credevano nelle forze cosmiche. Gli intrecci che si rappresentano danzando stanno ad indicare l’eterna evoluzione spirituale dell’umanità, mentre i nodi rappresentano la trama della vita.

Danze caraibiche

Le danze caraibiche sono: salsa, bachata, merengue, reggaeton, rueda de casino (che in realtà è una salsa ballata in cerchio, non è propriamente un ballo a sé stante) e rumba. Sono nate tramite gli africani che, a causa della colonizzazione, hanno importato la loro cultura nelle isole caraibiche.

Quando si parla di balli latini si intendono i balli latini (samba, paso doble, cha cha cha), quando si parla di danze caraibiche si intendono precisamente questi sei balli. Preciso che la rumba non è sempre considerata un ballo caraibico da tutti, c’è chi la colloca tra i latini e chi la colloca tra i caraibici ma in genere c’è maggiore propensione a considerarla un ballo caraibico.
Le danze caraibiche sono per lo più danze di corteggiamento che l’uomo fa per la donna infatti durante il ballo è l’uomo che deve guidare la donna. Il reggaeton è un fenomeno recentissimo e non è proprio una danza di corteggiamento ma una danza dal sapore erotico e molto provocante. La rueda de casino è una salsa ballata in cerchio, in gruppo, che dà la possibilità di danzare con più partner. Le danze caraibiche hanno origine dalle credenze negli Orixàs (che a Cuba vengono chiamati Orichas): le danze sono nate poiché per adorare le divinità, gli uomini imitavano le divinità stesse.

Il termine ‘santeria’ indica la religione più diffusa ancora oggi a Cuba (e in buona parte dei Caraibi). Quando gli spagnoli importarono gli schiavi neri per colonizzare l’isola essi praticavano per lo più la religione africana yoruba e adoravano gli Orixàs, spiriti e divinità legate alla natura e di aspetto umano, non molto diversi da quelli dell’Olimpo greco. Ma gli spagnoli non l’accettarono. […] Così i futuri cubani […] hanno pensato di nascondere dietro i santi della religione cattolica i loro Orixàs. Da qui il nome, santerìa. […] E’ grazie a questa antica storia che noi oggi balliamo la rumba e la salsa.

Ma in che modo sono nati questi balli? Ce lo spiega Albertico Calderòn, famosissimo ballerino e maestro di ballo:
Gli Orixàs hanno delle caratteristiche, delle qualità che li contraddistinguono. Hanno un compito o un lavoro, rappresentano un’attività o un modo di essere. E i ballerini rappresentano queste caratteristiche e questi compiti, danzando. […] Ochùn rappresenta la dolcezza, la femminilità, la sensualità. E’ una donna molto bella e sicura di sé. Sa di piacere, diremmo quasi che se la tira anche un po’! […] Danzando mima il gesto di cospargersi il corpo di miele e di “lanciarlo” addosso agli altri. E’ anche una donna molto vanitosa, un po’ ochetta, diremmo noi, e sempre ballando mima il gesto di guardarsi allo specchio, di pettinarsi i capelli, scuote le braccia piene di braccialetti proprio perché le piace sentire il tintinnio dell’oro. Il suo ballo è molto sensuale e delicato. Muove molto il bacino e anche la parte alta del suo corpo in maniera molto sensuale ma mai volgare, sia chiaro.

Questa descrizione corrisponde al modo in cui la donna balla la salsa cubana e al tempo stesso è la descrizione del modo in cui balla l’Orixà Ochùn, che a quanto pare… è stata la prima ballerina di salsa cubana!

Le danze caraibiche negli ultimi anni hanno avuto un successo strepitoso qui in Occidente. In genere l’uomo occidentale, affascinato dalla disinvoltura con cui ballano i cubani, si sforza di ballare come un cubano ma ci sono delle differenze sostanziali proprio sul modo di rapportarsi al ballo: bisogna infatti tener presente che per i sudamericani, così come per gli africani, il ballo è un mezzo di comunicazione, è qualcosa con cui si sta sempre a contatto. Per gli occidentali invece il ballo è una forma di spettacolo, perciò noi impariamo a ballare nelle scuole di danza, con dei maestri che ci spiegano la tecnica. Attualmente le danze caraibiche non solo sono un modo per avvicinarsi ad un elemento culturale come il ballo ma sono anche un modo per socializzare, per condividere una passione, per divertirsi e… per ridare valore al corteggiamento.

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