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giovedì 4 ottobre 2012

Lo sciamanesimo: storia ed origini


Lo sciamanesimo: storia ed origini (Luisa Guarino)

"Le origini dello sciamanesimo si perdono nella notte dei tempi.
Pratica diffusa già nell’epoca paleolitica e tuttora ne abbiamo tracce in Siberia, America centrale e meridionale (in particolare in Messico), USA, Giappone, Tibet, Indonesia, Nepal, Australia e Asia nord-orientale. Oggi ancora presente in Perù. Lo sciamanesimo può contenere al suo interno tracce di religioni e tradizioni locali.
La parola “sciamano” deriva dall’inglese “shaman”, adattamento del termine “saman” (o “samen”) che presso il popolo dei tungusi siberiani designa gli operatori medici che agiscono in stato di trance. Altre fonti sostengono invece che il termine “sciamano” provenga dal sanscrito “sramana” o dal pali “samana” e significhi uomo ispirato dagli spiriti, portatore di energia, uomo saggio, colui che vede nell’oscurità.
C’è chi considera lo sciamanesimo un’antica forma religiosa e chi lo considera una vera e propria pratica o “tecnica dell’estasi”. Vista come antica forma religiosa, ha come principale caratteristica il contatto con la terra e gli spiriti, che avviene tramite trance. La religione può comprendere forme di sciamanesimo ma non il contrario.
C’è chi sostiene invece che lo sciamanesimo e la sua pratica sia un metodo, non una religione, anche se in molte culture coesiste con le religioni istituzionalizzate. In Siberia, per esempio, coesiste con il Buddismo e il Lamaismo, in Giappone con il Buddismo.
È vero comunque che gli sciamani vivono generalmente in culture animistiche. L’Animismo è il credere nell’esistenza degli spiriti. Non sorprende quindi che nelle culture sciamaniche, dove gli sciamani interagiscono con gli spiriti per ottenere risultati come la guarigione, le persone credano nella loro esistenza. Gli sciamani tuttavia non credono, semplicemente, negli spiriti. Essi parlano e interagiscono attivamente con loro. Non “credono” che ci siano spiriti più  di quanto “credano” di avere una casa o una famiglia. Questo  è  un punto importante perché  lo sciamanismo non è  un sistema di fede”. Definita una delle tecniche primordiali dell’estasi.
All’inizio del ’900 molti etnologi utilizzavano indifferentemente termini come sciamano, mago, stregone, mediceman creando così una certa confusione nonché aberrazione. Lo sciamano può essere un mediceman, potrebbe essere anche uno stregone ma egli ha delle peculiarità che stregoni e maghi non hanno.
Le prerogative di uno sciamano sono: essere un maestro dell’estasi, uno specialista dell’anima umana, è colui che domina il fuoco, che compie il volo magico, che guarisce e per fare tutto ciò si serve della trance, trance che avviene tramite il suono del tamburo o sostanze allucinogene.
Lo sciamano inoltre diviene tale tramite una vocazione magica a cui fa seguito una crisi interiore.
Per questo motivo si ritiene opportuno collocare lo sciamanesimo nella categoria dei misticismi piuttosto che in quella delle religioni… Le capacità sciamaniche non sono una prerogativa maschile. Esistono da sempre sciamane donne: Donne di Potere, Curandere, Wicca, tutti sinonimi per indicare lo sciamanismo al femminile, antico quanto quello maschile ed altrettanto presente in molte culture.
Contrariamente a quello maschile la sciamana donna prende nomi diversi a seconda delle latitudini e dell’epoca. Nel corso della storia antica si è verificato un passaggio di consegne del potere. Gli sciamani donna sono diffusi prevalentemente tra gli indiani Mazatec del Messico.
Talvolta si può divenire sciamani anche per volontà del clan di appartenenza o per prosecuzione del lignaggio ancestrale ma questi sciamani sono considerati meno potenti rispetto a coloro che ci diventano dopo la crisi.
La crisi (termine che significa etimologicamente “decisione”) inizia con un sogno o una visione: questa è la “chiamata”.
Le visioni, che avvengono spontaneamente a chi sta per divenire sciamano, sono a volte terrificanti, ad esempio Isaac Tens della tribù nordamericana Gitkans si vedeva inseguito da spiriti animali e alberi a forma di serpenti.
Quando la chiamata diviene chiara il futuro sciamano viene istruito sia dal punto di vista estatico (trance, visioni ecc.) sia dal punto di vista teorico (nomi di divinità, linguaggi segreti ecc.).
Caratterialmente il futuro sciamano è una persona con uno sguardo particolare perché egli ha appunto la capacità di vedere oltre.
Si tratta di persone sovente introverse e non di rado emarginate poiché considerate visionarie nonché schizofreniche. La differenza tra uno sciamano e uno schizofrenico sta nel fatto che lo sciamano riesce a dominare i suoi vari livelli di coscienza, lo schizofrenico no. Lo sciamano infatti viene definito “una persona che è riuscita a guarire se stessa”.
Dai tempi antichi gli sciamani nei loro rituali mimano uccelli ed animali, si travestono da animali, utilizzano piante allucinogene per ottenere la trance ed hanno un rapporto olistico con il cosmo. Le piante allucinogene maggiormente usate dagli sciamani sono i funghi sacri psilocybe. Tra i Mazatec anche i pazienti assumono i funghi allucinogeni al fine di partecipare in modo attivo al trattamento dello sciamano.
lo sciamanesimo si distingue per il suo forte legame con la natura. Lo sciamano diviene tale tramite l’iniziazione che ha inizio con la vocazione magica.
 Come le piante sacre, così gli spiriti ausiliari o spiriti guida rivestono una pregnante importanza nelle attività degli sciamani. Gli spiriti guida sono definiti con vari nomi: guaritori onirici, animali di potere, spiriti custodi, entità familiari. Questi spiriti possono procurare il bene o il male.
Alcuni sciamani hanno addirittura affermato di essersi sposati con il loro spirito guida. Il contatto con gli spiriti è fondamentale affinché si possa parlare di sciamanesimo. Senza contatto con gli spiriti non c’è sciamanesimo. Vedere gli spiriti in sogno o allo stato di veglia è il segno decisivo della vocazione sciamanica, spontanea o volontaria che sia: giacché avere dei contatti con le anime dei morti significa in un certo senso essere morti.
Nelle isole Mentawei la visione degli spiriti conferisce automaticamente i poteri magici e superare queste visioni e le crisi che esse causano aiutano l’individuo a divenire più forte.
Gli spiriti possono essere di due tipi: puri o di defunti.
Sono proprio le anime dei morti a reclutare i futuri sciamani e ad essi non si può opporre resistenza.
Dopo questa iniziazione da parte degli spiriti, lo sciamano potrà divenire il ricettacolo di altri spiriti.
Una volta visti gli spiriti si può partecipare alla loro natura spirituale: gli sciamani inviano gli spiriti a grande distanza per recuperare l’anima vagante del malato che stanno curando o chiedono loro di aiutarli.
Si stabilisce un rapporto di familiarità tra spiriti e sciamano tant’è che son chiamati altresì spiriti familiari. Gli spiriti familiari o ausiliari hanno forme animali e possono essere di vario numero ma solitamente sono sette.
C’è però una categoria a parte di spiriti, che sono più potenti degli spiriti normali: si tratta degli “spiriti protettori” che hanno la funzione di tutelare lo sciamano nei suoi viaggi estatici, infatti gli spiriti che lo sciamano invoca durante la seduta non sono necessariamente gli spiriti ausiliari, egli può entrare anche in contatto con energie negative.
Lo spirito protettore è generalmente uno ma in alcune culture ce ne possono essere di più a seconda della funzione che rivestono: può esserci uno spirito protettore per la discesa negli Inferi, uno per i viaggi estatici e così via.
Alla base del rito sciamanico esiste l’uso della danza e della musica ritmata e accompagnata dall’uso di tamburi. Danzando gli sciamani esauriscono la propria resistenza muscolare e nervosa finché, non controllando più nulla, liberano la mente dal corpo.
In realtà tutte le danze sono espressione di una sublimazione ad esempio nel pensiero arcaico i movimenti ritmici, il girotondo, il moto circolare della danza erano una riproduzione della volta del cielo e del ciclo delle esistenze. La danza segnava la comunione sacra dell’uomo con i demiurghi, la marcia verso il punto dove cielo e terra si congiungono. I princìpi basilari della danza vanno ricercati nello sciamanesimo: le prime danze infatti furono nient’altro che i mimi dei movimenti degli animali. Mimare la natura era un modo per collegarsi con il divino e per guarire se stessi.
La guarigione avveniva tramite tamburi e percussioni grazie ai quali l’individuo cadeva in uno stato di trance e in quello stato si collegava ai poteri di guarigione dello spirito. Il tamburo, lo strumento per antonomasia è noto per il suo complesso simbolismo e per le sue virtù magiche.
Secondo una credenza lo sciamano costruisce il tamburo tramite un ramo dell’Albero cosmico, che si trova al Centro del mondo, ove lo sciamano si reca durante i suoi sogni iniziatici.
L’Albero cosmico, da cui si costruisce il tamburo, rappresenta la comunicazione tra cielo e terra. Anche il tipo di legno con cui verrà costruita la cassa del tamburo dipende dagli spiriti o da una volontà trans-umana. È grazie al tamburo che lo sciamano viaggia.
La Trance dance è un tipo di danza sciamanica che oltre ad inglobare gli elementi sciamanici ufficiali quali percussioni, suoni di guarigione e tecniche respiratorie fa uso altresì di una benda o bandana con cui si coprono gli occhi al fine di concentrarsi sul viaggio interiore.
Questo utilizzo della benda è volto ad eliminare le distrazioni visive e a favorire una visione interiore anziché esteriore. Non a caso nei tempi antichi questi rituali si svolgevano di notte poiché l’oscurità favoriva la concentrazione.
Danzando nell’oscurità si scoprono realtà parallele in cui troviamo soluzioni ai nostri problemi.
Le danze sciamaniche erano diffuse non solo tra i nativi americani e gli africani ma anche in Cina.
In Cina le danze sciamaniche sono considerate terapeutiche e si praticano ancora oggi negli esercizi di Qigong al fine di migliorare la salute. In Cina esistono molte rappresentazioni delle danze sciamaniche e l’uomo saggio in lingua taoista veniva raffigurato come uno sciamano danzante coperto di piume.
La Danza Sciamanica è un Rituale che richiede un paio d’ore di tempo e anche più per essere portato a termine. Il Rituale scatena processi emotivi molto profondi che non possono essere interrotti arbitrariamente, ma devono sempre completarsi per intero.
Dunque è chi pratica il rituale che ne stabilisce l’effettiva durata.  La danza vera e propria consiste nel movimento libero, consapevole, il movimento nel quale riescono ad essere totali nei loro gesti, è una tecnica meditativa profonda al pari dell’assoluta immobilità. Così, se molte tecniche di meditazione yoga fanno leva sull’immobilità del corpo e della mente, i rituali sciamanici fanno più spesso leva sul movimento libero e totale; ma lo scopo resta invariato portare la propria consapevolezza nelle profondità del proprio essere. Nella meditazione assoluta immobilità e movimento totale si equivalgono. Durante questo  Rituale vengono adoperati anche i suoni degli animali.
Durante la Danza infatti vengono emessi suoni simili alle grida degli animali. Le grida degli animali, nel contesto del Rituale Sciamanico, contribuiscono a risvegliare le energie selvagge, attivando archetipi primitivi nelle profondità della psiche. Spesso lo sciamano usa il grido di un animale come un grido di potere con il quale egli invoca i propri spiriti ausiliari, ovvero risveglia i propri poteri legati alla natura terrestre. Periodicamente lo sciamano danza per tenere il proprio spirito animale vicino a sé. È indispensabile una musica ricca di toni bassi e, possibilmente, di suoni della foresta (voci di animali, tamburi, canti tribali, rumore di cascate o di piogge torrentizie …
Esiste nella parte meridionale del nostro paese e precisamente nella zona del Salento una danza del tutto simile allo sciamanesimo e che si muove ed articola con gli stessi principi si tratta del fenomeno del tarantismo è un fenomeno storico religioso pugliese(precisamente salentino) che ha sempre destato molta curiosità negli antropologi. Il termine deriva da Taranto, città in cui è nato questo rito-ballo esorcizzante.
La danza prende il nome di Taranta.
La credenza vuole che il protagonista di questo rito sia una donna (ma talvolta erano anche gli uomini) che viene morsa da un ragno (tarantola o taranta) e per liberarsi dal veleno iniettato dal ragno deve sottoporsi al rito.
Si tratta di un esorcismo a carattere musicale in quanto la donna guarisce attraverso la musica e la danza (come nelle danze sciamaniche). Il tarantato presenta disturbi molto simili a quelli dell’epilessia e dell’isteria, nonché un offuscamento dello stato di coscienza e turbe emotive.
Al ritmo della pizzica o tarantella (musica dal ritmo sfrenato, detta “tarantolata”) il tarantato danza e canta per molte ore finché cade a terra sfinito: secondo la credenza popolare, infatti, mentre il tarantato consuma le proprie energie nella danza, il ragno si consuma e soffre fino a morire.
Alla fine della danza, infatti, il tarantato fa il gesto di schiacciare il ragno.
Questo rituale coniuga sia elementi pagani che cristiani. Quando il tarantato avverte i primi sintomi (sintomi che sono reali) chiede che vengano i musicisti a casa o nella piazza del paese a suonare la pizzica. Oltre alla pizzica si suona anche il tamburello, il violino, l’organetto, l’armonica e la chitarra.
L’orchestra ha a disposizione dodici melodie per ogni tipo di taranta e le accenna fino a quando il tarantato trova quella giusta, cioè la musica che lo fa reagire ballando.
Il soggetto si scatena quindi in una lunga danza e in questa prima fase si cerca di capire da quale ragno è stata morsa la vittima (alcune volte si poteva venir morsi anche da scorpioni o serpenti, infatti con il termine tarantola si identificano un po’ tutti i ragni velenosi e gli animali striscianti in generale).
Nella seconda fase si cerca di individuare il colore del ragno: il tarantato viene attratto, in modo violento, dalle vesti o dai fazzoletti delle persone circostanti o dagli oggetti e il colore dell’oggetto da cui viene attratto si riteneva che corrispondesse a quello del ragno.
Nella terza fase l’individuo si abbandona a convulsioni, sfoghi, assume atteggiamenti in cui si identifica con la taranta stessa (strisciando sul dorso) o se ne allontana (alzandosi in piedi e saltellando) e alla fine fa il gesto di schiacciare simbolicamente il ragno per indicare la sua guarigione.
Durante il rituale la donna può comportarsi pubblicamente da isterica, arrivando a perdere la propria identità.
C’è quindi una morte simbolica seguita da una rinascita a vita nuova, che è la guarigione.
Questi rituali, per funzionare, devono essere condivisi da tutto il gruppo.
Essi fanno parte di un universo mitico magico religioso che deve essere condiviso da tutta la comunità di riferimento.
È tutto il gruppo che permette alla donna di guarire, oltre che la danza. Il gruppo sostiene il rituale, ci crede, si ferma nella sua attività per tutto il tempo necessario al rito e si modifica in rapporto al soggetto per farlo guarire.
Se la donna si sente alienata, il gruppo le permette di esternare il suo dolore durante il rituale, di accettarla nel gruppo e di aiutarla. In questo modo le donne guarivano e non venivano considerate “pazze”. Purtroppo in seguito queste cerimonie furono proibite e le donne che non potevano guarire con le tarantelle sono finite in convento, in manicomio o peggio ancora in galera.
È proprio grazie al tamburo che il tarantato guarisce.
A livello fisico, il ballo aumenta la formazione di adrenalina ed endorfina, che portano buonumore, euforia ed entusiasmo. In dosi eccessive, però, questi due ormoni possono causare eccitabilità ed aggressività. Non a caso la danza veniva utilizzata prima di attacchi di guerre.
La tarantolata è una musicoterapia a tutti gli effetti, anzi più precisamente si tratta di una terapia coreutica-musicale.
La musica ed il ballo sono terapeutici poiché funzionano come catalizzatori degli stati alterati di coscienza ed accompagnano la crisi verso un riscatto che segna la guarigione.
Oltre a curare le malattie, le danze, secondo molti popoli, proteggono dagli spiriti maligni che causano le malattie e quindi rappresentano anche una forma di prevenzione.
Inoltre “quando lo strumento che dà origine al suono è ornato di raffigurazioni speciali, come immagini religiose o segni magici, allora le vibrazioni possono acquistare potere terapeutico”.
In questo caso “lo strumento” per eccellenza “che dà origine al suono” è il tamburo.
Oltre alla tarantolata salentina, in Italia abbiamo anche l’argia oristanese, che prende il suo nome da un ragno. L’argia è un ragno temutissimo e si diceva che il suo morso facesse cadere le persone in una sorta di possessione demoniaca, per riprendersi dalla quale si facevano dei riti musicali e magici.
L’argia oristanese è fortemente sessualizzata; meno nota e meno studiata del tarantismo salentino".
Luisa Guarino
Riflessologa ed erborista

Caccia all'anima: Trovare i Pezzi perduti del Sé

Caccia all'anima: Trovare i Pezzi perduti del Sé
Wilbert Alix

"Caccia all'anima: Trovare i Pezzi perduti del Sé La caccia all'anima è una delle forme più antiche di trasformazione conosciuta dall'umanità. La caccia all'anima comporta l'impiego del "doppio tamburo", del respiro spirituale e della danza in trance quali metodi per entrare nella nostra coscienza eterica o "corpo/mente". I partecipanti sono trasportati in un viaggio in una "realtà alterata" o in uno "stato di trance" ove diviene possibile riunirsi a pezzi dell'anima perduti attraverso difficoltà che derivino da grande ansietà e/o stress emotivo. La Caccia all'Anima rinnova anche ed energizza lo spirito, guarendo così i vecchi danni o la "perdita d'anima" acquisita durante situazioni che comportino traumi mentali, fisici, emotivi o sessuali. I partecipanti ad un precedente Rituale di Caccia all'Anima riferiscono di essere stati in grado di riconciliare malattie e difficoltà precedentemente irriconciliabili. I partecipanti alla caccia all'anima riferiscono anche di un rinnovato stato di integrità., interezza e benessere.

Perdita d'anima

"La caccia all'Anima è un ponte al poter ed all'Integrità"


In tutta l'esistenza siamo sottoposti a situazioni in cui dobbiamo confrontarci con il potere. Molte volte queste esperienze sono così sovrastanti che cediamo pezzi della nostra anima quale modo per sopravvivere all'evento. Gli approcci occidentali tradizionali alla guarigione si occupano di queste cicatrici, tuttavia continuiamo a soffrire con sensazioni di vuoto e di delusione dovute alla perdita d'anima.

In questa luce possiamo comprendere il significato della Caccia all'Anima, in quanto le Cacce sono viaggi nelle profondità di noi stessi… con lo scopo ultimo di ritornare interi e completi (integrità). Attraverso questi viaggi spirituali, entriamo in stati della mente che trascendono i nostri normali concetti di mortalità, oltrepassando le nostre idee di vita e morte, rivelando un "mondo interiore" pieno di intuizioni, immagini e visioni che ci dirigono su un percorso che ci ricollega a quelle parti danneggiate della nostra anima. Come fenomeno culturale, la perdita d'anima spiega molti dei danni che ci infliggiamo l'un l'altro nei nostri conflitti domestici e sociali e, nel peggiore dei casi, della guerra. Più vicino a noi stessi, ciò spiega perché mettiamo in questione il nostro valore e perché sbagliamo a lottare per il potere all'interno delle relazioni.

Vita, Morte e Vita dell'Anima

"La Caccia all'Anima è un viaggio nella realtà non ordinaria… il luogo in cui tutte le "anime ferite" si ritirano per trovare conforto e pentimento"


Molte delle culture industrializzate del mondo evidenziano una netta separazione fra la vita e la morte. In queste società si ritiene che la morte sia "l'evento finale" in una lunga serie di eventi chiamata vita. Da un lato, queste persone esprimono la credenza che l'anima sopravviva a questa morte per godere di una gloriosa vita dopo la morte. Dall'altro, essi guardano alla morte con dolore e la contrassegnano con un luttuoso rituale. Vi sono però luoghi in cui queste contraddizioni non esistono. Il questi mondi "l'anima" è eterna, e la vita e la morte non sono percepite quali esperienze separate, ma invece come fasi diverse nell'evoluzione di uno spirito. In questi mondi, la definizione della morte non è riservata solo alla perdita della vita nel proprio corpo fisico…. Ma è anche considerata quale "separazione dell'anima" dal corpo quando questo è ancora vivo. Queste "morti spirituali" avvengono quando "pezzi" dell'anima si separano dai nostri corpi per via di malattie o traumi fisici, mentali ed emozionali. Un fatto che avviene frequentemente nella vita di ciascun individuo e queste "morti spirituali" hanno un ruolo nel fatto che il nostro corpo finisca per venir meno". Sembra che tutte le malattie fisiche incomincino con un qualche tipo di grave trauma che non è mai stato risolto. E' la risoluzione salutare di queste esperienza traumatiche che costruisce il carattere spirituale (la saggezza), e coltivare la saggezza è l'evoluzione del nostro spirito. Prima del 1000 a.C (3000 anni fa), la maggior parte delle culture dell'umanità viveva la propria vita come se la vita e la morte fossero una sola cosa. Comprendevano che dividere le due cose ci lascia con una prospettiva a metà…. Una saggezza sufficiente a risolvere questioni complesse.

Quando e perché ci siamo allontanati da questa prospettiva spirituale? La risposta a queste domande è complessa, ciò che è chiaro è però che la nostra confusione ha evoluto nella credenza graduale che la scienza (e la religione) spiegheranno e risolveranno i nostri dilemmi personali e sociali più profondi. Perché siamo autodistruttivi? Perché continuiamo a gravitare verso la guerra? Che cosa faremo per trasformare la nostra incuria nei confronti dell'ambiente? Scoprire queste soluzioni sembra un compito soverchiante… fino a che non comprendiamo che tutto sembra soverchiante quando è osservato in assenza della nostra anima. Siamo stati tutti lì, turbati da una difficoltà o da una delusione temporanea. O al peggio completamente cancellati per qualche trauma o crisi imprevista. Mentre siamo intrappolati in queste esperienze, è quasi impossibile comprendere una soluzione al problema più semplice, per non parlare nemmeno di risolverlo. Ciò che avviene non è confusione psicologica, ma piuttosto l'esperienza iniziale che abbiamo quando una "parte di anima" si è separata dal corpo. La psicologia chiama questa condizione "depressione" e spesso prescrive medicine… oppure ci viene detto che questa condizione è temporanea e che (con il tempo) ci sentiremo meglio. Milioni di persone vanno in terapia per capire la loro condizione. Tutti questi approcci hanno un qualche valore, ma, in fin dei conti, è il ritorno del pezzo (o dei pezzi) di anima sacrificati a riportarci ad uno stato di vitalità, integrità e benessere.

Il Sacrificio: il Prezzo della Saggezza

"I viaggi di Caccia all'Anima vi guidano verso l'esperienza diretta della vostra immortalità"


Troviamo un concetto simile in tutta la mitologia: …. Il sacrificio di una qualche parte importante di se stessi per trasformarsi in un essere spirituale più elevato. Il capo degli dei Norvegesi, il saggio odino, era anche uno sciamano, un mago, un guaritore, un ricercatore di conoscenza esoterica. Una volta barattò un occhio per poter bere al pozzo della saggezza. In un'altra occasione, si impiccò al grande frassino Ygdrasil, che si estendeva in tutto l'universo norvegese dal paradiso all'inferno. Pendendo dai suoi rami per nove giorni, egli ebbe la visione "in trance" di Niflheim, il mondo infero norvegese, e così apprese l'arte di scrivere con le rune. Vi sono leggende che dicono che egli diede la sua vita per questa conoscenza, solo per rinascere come la più saggia delle creature.

 Nascita - Sacrificio - Morte - Rinascita….Sono ciò che comprende il "cerchio" mistico della trasformazione spirituale. Odino "sacrificò" la propria anima quale modo per acquisire una più grande saggezza. E' una verità cui non si sfugge: dobbiamo cedere qualcosa di valore al fine di acquisire una valore più elevato di verità. Come Odino, quelli coraggiosi fra noi riconoscono il valore di trasformare sé stessi attraverso il sacrificio, tuttavia questi viaggio sono spesso velati di lunghi periodi di dolore, dubbio interiore e confusione. Ciò che manca sono i rituali dei tempi di Odino.. rituali che ci guidavano attraverso queste difficoltà, rituali che ci immergevano così completamente che il nostro ego non aveva scelta se non arrendersi aprendo in questo modo un percorso perché l'anima ritornasse, portando con sé il dono della saggezza.

Caccia all'anima. Trovare i pezzi mancanti del sé


"Non si può trasformare nessun aspetto della vita di cui non si sia fatta piena esperienza"


Comunemente conosciuto come "ritorno dei anima", il nostro approccio alla "caccia all'Anima" ha delle strutture di partecipazione uniche nel loro genere che non si riscontrano in altre tecniche. Tradizionalmente, il ritorno d'anima viene facilitato da uno sciamano che si trasporta in un mondo "non lineare" alla ricerca dell'anima danneggiata del partecipante. Ciò avviene anche nella Caccia all'Anima e, inoltre, colui che riceve la parte di anima "partecipa direttamente" visualizzando anche il viaggio, da cui il termine "caccia". Siamo convinti che l'aspetto di "duello" di questo approccio alla Caccia all'Anima aumenti sensibilmente l0'efficacia del rituale. Inoltre, il partecipante riceve potere attraverso questo profondo collegamento spirituale. Questa "esperienza diretta" aiuta a mantenere la presenza di questa parte di anima che ritorna dopo il completamento del rituale… per almeno il tempo di una vita".