martedì 2 ottobre 2012

Storie Zen (2)


Il grande santo buddhista Nagarjuna andava in giro tutto nudo, con solo il perizoma e, paradossalmente, una ciotola dorata per raccogliere l'elemosina, dono del re che era suo discepolo. Una sera stava per mettersi a dormire, fra le rovine di un antico monastero, quando si accorse che un ladro lo stava spiando da dietro una colonna. "Tieni, prendila", disse Nagarjuna, porgendogli la ciotola. "Così non mi verrai a disturbare quando sarò addormentato". Il ladro arraffò la ciotola e fuggì via, per ritornare però il mattino seguente con la ciotola e una richiesta: "Quando ieri sera mi hai regalato questa ciotola con tanta generosità, mi hai fatto sentire molto povero. Insegnami come fai a procurarti la ricchezza che ti permette di avere questo sereno distacco dalle cose".
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Ikkyu, il maestro di Zen, era molto intelligente anche da bambino. Il suo insegnante aveva una preziosa tazza da tè, un oggetto antico e raro. Sfortunatamente Ikkyu ruppe questa tazza e ne fu molto imbarazzato. Sentendo i passi dell'insegnante, nascose i cocci della tazza dietro la schiena. Quando comparve il maestro, Ikkyu gli domandò: "Perché le gente deve morire?" "Questo è naturale" spiegò il vecchio. "Ogni cosa deve morire e deve vivere per il tempo che le è destinato." Ikkyu, mostrando la tazza rotta, disse: "Per la tua tazza era venuto il tempo di morire".

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Un giovane andò da un maestro e gli chiese: "Quanto tempo potrò impiegare per raggiungere l'illuminazione?" Rispose il maestro: "Dieci anni". Il giovane era sbalordito. "Così tanto?" domandò incredulo. Replicò l'altro: "No, mi sono sbagliato, ci vorranno venti anni". Il giovane chiese: "Perché hai raddoppiato la cifra?" Allora il maestro spiegò: "Adesso che ci penso, nel tuo caso ce ne vorranno probabilmente trenta".

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Ti sei svegliato prima dell'alba, ma il tuo nemico non l'hai trovato. Quando il sole era basso hai attraversato tutta la pianura, ma il tuo nemico non l'hai trovato. Mentre il sole era alto nel cielo hai cercato tra le piante di tutta la foresta,
ma il tuo nemico non l'hai trovato. Il sole era rosso nel cielo mentre tu cercavi sulla cima di tutte le colline, ma il tuo nemico non l'hai trovato. Ora sei stanco e ti riposi sulla riva di un ruscello, guardi nell'acqua ed ecco il tuo nemico: l'hai trovato.
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Un uomo perse il suo anello più prezioso; cercò ovunque per ritrovarlo, ma nonostante la sua fatica non ci riuscì. Si sedette su una pietra, disperato, cercando inutilmente di sopprimere la sua disperazione. Come al solito il suo cane gli si avvicinò cercando le carezze del padrone. Il vicino di casa lo salutò come ogni sera. Gli amici gli fecero vedere i pesci che avevano pescato e gliene regalarono alcuni. La moglie e i figli lo accolsero con affetto al suo arrivo a casa esattamente come accadeva sempre. La giornata si concluse nella pace familiare. Purtroppo il tormento per la perdita dell'anello perseguitava ancora l'uomo, il quale però pensò: "nessuno si è accorto che ho perso l'anello, tutti si sono comportati con me come sempre, perché proprio io devo comportarmi in modo diverso con me stesso?". Fu così che si addormentò sereno.

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Il maestro Tanzan era in viaggio con il suo allievo Ekido lungo una strada fangosa. Ad un certo punto incontrarono una bella ragazza in kimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare quella melma, senza rovinare il suo bel vestito.
Senza problemi, Tanzan la prese in braccio e la trasportò sull'altro lato della strada. Ekido rimase pensieroso per tutto il giorno. Alla sera, non resistendo più, chiese apertamente al maestro: "Noi monaci non avviciniamo le donne, è pericoloso. Perché l'hai fatto?" Tanzan rispose: "Io quella ragazza l'ho lasciata laggiù. Tu la stai ancora portando con te"





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Non cercare di seguire le orme dei saggi. Cerca ciò che essi cercavano


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Storie Zen



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Nan-in, un Maestro Giapponese dell'era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen. Nan-in servì il te. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare. Il professore guardò traboccare il te, poi non riuscì più a contenersi. "E' ricolma. Non ce n'entra più!". "Come questa tazza" disse Nan-in "tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo zen, se prima non vuoti la tua tazza?".

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Gli insegnanti di Zen abituano i loro giovani allievi a esprimersi. Due templi Zen avevano ciascuno un bambino che era il prediletto tra tutti. Ogni mattina uno di questi bambini, andando a comprare le verdure, incontrava l'altro per la strada.
"Dove vai?" Domandò il primo. "Vado dove vanni i miei piedi" rispose l'altro. Questa risposta lasciò confuso il primo bambino, che andò a chiedere aiuto al suo maestro. "Quando domattina incontrerai quel bambino" gli disse l'insegnante "fagli la stessa domanda. Lui ti darà la stessa risposta, e allora tu domandagli: "Fa' conto di non avere i piedi: dove vai, in quel caso?". Questo lo sistemerà. La mattina dopo i bambini si incontrarono di nuovo. "Dove vai?" domandò il primo bambino. "Vado dove soffia il vento" rispose l'altro. Anche stavolta il piccolo rimase sconcertato, e andò a raccontare al maestro la propria sconfitta. "E tu domandagli dove va se non c'è vento" gli consigliò il maestro. Il giorno dopo i ragazzi si incontrarono per la terza volta. "Dove vai?" domandò il primo bambino. "Vado al mercato a comprare le verdure" rispose l'altro.

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Duecento anni fa, in Giappone, prima dell'era di Meiji, un maestro di Kendo, Shoken, era importunato da un grosso topo nella sua casa.
"Il congresso dei gatti d'arti marziali", questo il titolo della storia, ne racconta la vicenda.
La versione della storia è quella narrata dal grande Maestro Zen Taisen Deshimaru Roshi.
Tutte le notti, un grosso topo, penetrava nella sua casa impedendogli di dormire. Era obbligato a riposare durante il giorno. S'accordò allora con un amico che allevava gatti, un ammaestratore di gatti.
Shoken gli domandò: "Prestami il più forte dei tuoi gatti". L'altro gli prestò un gatto di grondaia molto rapido ed abile nel catturare i topi; le sue unghie erano forti ed i suoi salti potenti! Ma quando entrò nell'alloggio, il topo risultò essere più forte ed il gatto fuggì. Questo topo era davvero molto misterioso.
Shoken prese in prestito un secondo gatto, dal color fulvo, dotato di un Ki molto forte, una forte energia ed uno spirito combattivo. Questo gatto entrò e combatté, ma il topo ebbe la meglio ed anche il secondo gatto fuggì
Fu provato un terzo gatto, bianco e nero, ma anche questo non poté vincere.
Shoken prese allora in prestito un quarto gatto, nero, vecchio, assai intelligente, ma molto meno forte del gatto di grondaia e del gatto tigrato. Entrò, il topo lo guardò e s'avvicinò. Il gatto si sedette, molto calmo, senza muoversi. Il topo iniziò allora a dubitare. Si avvicinò ancora, leggermente impaurito, e repentinamente il gatto gli afferò il collo, lo uccise e lo trascinò fuori dalla casa.
Shoken andò quindi a congratularsi con l'amico e gli disse: "Ho spesso inseguito questo topo con la mia spada di legno, ma è lui che mi ha graffiato. Perché questo gatto nero ha potuto vincerlo?".
L'amico gli rispose: "Bisogna organizzare una riunione ed interrogare i gatti. Voi porrete le domande poiché siete un maestro di Kendo. I gatti capiscono sicuramente le arti marziali."
Ci fu quindi un'assemblea di gatti presieduta dal gatto nero che era il più anziano.
Il gatto di grondaia disse: "Ero molto forte". Il gatto nero allora gli domandò: "Perché non hai vinto dunque?"
Il gatto di grondaia rispose: "Sono molto forte, possiedo molte tecniche per catturare i topi. I miei artigli sono forti e i miei salti potenti ma questo topo non era come gli altri".
Il gatto nero allora dichiarò: "La tua forza e la tua tecnica non possono essere al di là di questo topo. Anche se i tuoi poteri ed il tuo waza sono molto forti, non hai potuto vincere grazie alla tua arte. Impossibile!"
Allora parlò il gatto tigrato: "Sono molto forte, alleno sempre il mio Ki, la mia energia, e la mia respirazione attraverso lo Zazen. Non mi nutro che di legumi e zuppa di riso, per questo la mia attività è molto forte. Ma non ho potuto vincere questo topo. Perché?"
Il vecchio gatto nero gli rispose: "La tua attività ed il tuo Ki sono forti, ma questo topo era al di là di questo Ki. Tu sei più debole del grosso topo. Se il tuo Ki è troppo repentino, troppo breve, non sei altro che sopraffatto dalla passione. Si può quindi dire, per esempio, che la tua attività è paragonabile all'acqua che esce da un rubinetto, quella del topo è simile ad un potente getto d'acqua. Ecco perché la forza del topo è superiore alla tua. Anche se la tua attività è forte, in effetti essa è debole poiché hai un'eccessiva fiducia in te stesso."
Fu quindi il turno del gatto bianco e nero che non aveva potuto vincere. Non era molto forte ma intelligente. Aveva il satori. Aveva sperimentato tutti i waza e si accontentava di praticare Zazen. Ma non era mushotoku (senza scopo né spirito di profitto), e anch'esso era dovuto fuggire. Il gatto nero gli disse: "Tu sei molto intelligente e forte, ma non hai potuto vincere questo topo poiché avevi uno scopo e la sua intuizione era più grande della tua. Quando sei entrato, ha capito subito il tuo stato mentale. Per questo non hai potuto trionfare. Non hai saputo armonizzare la tua forza, la tua tecnica e la tua coscienza attiva, che sono rimaste separate anziché unificarsi. Mentre io, in un solo istante, ho utilizzato queste tre facoltà inconsciamente, naturalmente ed automaticamente. È così che ho potuto uccidere il topo.
Ma qui vicino, nel villaggio accanto, conosco un gatto più forte di me. È molto vecchio ed il suo pelo è grigio. L'ho incontrato, e non appare affatto forte!. Non mangia affatto carne né pesce, solamente guenmai (zuppa di riso) . . . qualche volta beve un po' di saké. Non ha mai preso un solo topo; tutti hanno paura e fuggono davanti a lui. Non si avvicinano mai e così non ha mai avuto occasione di catturarne uno! Un giorno è entrato in una casa infestata da topi. Tutti i topi sono rapidamente fuggiti. Poteva cacciarli anche dormendo. Questo gatto grigio è veramente molto misterioso.
Tu devi diventare come quello, essere al di là della posizione, della respirazione e della coscienza."
Grande lezione per Shoken, maestro di Kendo!

White Fearn



The, jasmine




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