martedì 16 ottobre 2012
Il drago e la bambina (Fiaba)
Il drago e la bambina
“C’era una volta una bambina di nome Cassandra che abitava nella più alta torre di una lugubre fortezza nascosta in un fitto bosco. Insieme a lei vivevano una maga brutta e perfida e un drago enorme ma buono. La bimba non lo sapeva, ma era in realtà una principessina. Anni prima, quando era ancora in fasce, era stata rapita dalla strega, irata col re suo padre per non averle concesso di diventare la protettrice del regno. Era stata quindi condotta nel vecchio castello ed allevata col solo scopo di servire la vecchia megera. Ma Cassandra non sapeva nulla di tutto questo: pensava di essere una povera orfanella che la strega, nella sua infinita bontà, avesse accolto nella sua casa. La donna le aveva infatti raccontato di averla trovata per la strada in una cesta e di averla sottratta a dei briganti che volevano raccoglierla e venderla. Ragione per cui la bimba le era infinitamente grata e, nonostante quella la trattasse sempre in malo modo, non poteva fare a meno di sorriderle e di soddisfare ogni suo desiderio.
Certo, la vita al castello per lei non era facile: ogni giorno doveva spazzare i pavimenti, spolverare i libri e lustrare tutte le ampolle delle pozioni tanto da farle brillare. Poi doveva pulire accuratamente tutte le vetrate colorate del maniero, perché alla strega piacevano i giochi di sfumature prodotti dalla luce del sole che le illuminava…………
………. La piccola Cassandra non aveva quasi mai un attimo di pace. Per fortuna, però, ad aiutarla c’era il suo inseparabile amico Berto, il drago.
Berto era grande come una casa, col corpo blu come il mare più profondo e le ali di un rosso caldo come il sole al tramonto. Aveva enormi occhi di un azzurro intenso come il cielo in una mattinata limpida, una cresta nera come una notte senza stelle e senza luna ed un muso così simpatico che la bimba proprio non capiva come riuscisse a spaventare qualcuno. Lui le dava una mano nelle faccende domestiche. Ad esempio, legava degli spazzoloni alla coda per poter pulire i pavimenti scodinzolando. O sbatteva le lunghe ciglia vicino alla libreria per spolverare in men che non si dica tutti i libri. O si sgranchiva le ali proprio davanti al filo del bucato in modo che questo, col movimento dell’aria, si asciugasse più in fretta. Insomma: si dava da fare in ogni modo possibile per aiutare la sua piccola amica.
E, quando tutti i doveri quotidiani erano stati portati e termine, si caricava la principessina sul dorso e insieme volavano via ad esplorare il mondo. Certo, di questo la strega non era molto contenta, ma il drago la aveva dato la propria parola d’onore che avrebbe sempre riportato indietro la piccola e che non le avrebbe mai permesso di scappare. E, nonostante la parola di un drago fosse sacra, la megera si era premunita di minacciarlo che, se non non fosse tornata, la piccola sarebbe morta.
E così scorreva la loro vita, tra il lavoro di ogni giorno e le grandi fughe. Berto mostrò a Cassandra luoghi incantevoli ed indimenticabili. La condusse attraverso i deserti divertendosi a cambiare la forma delle dune col movimento delle ali e a fare castelli di sabbia sulla riva degli specchi d’acqua nelle oasi. Sorvolò boschi e giungle soffiando leggermente tra le foglie degli alberi in modo che tutti gli uccelli si alzassero in volo e Cassandra potesse vederne gli sgargianti colori. Passò su città e paesi ridendo con lei nel veder fuggire spaventati gli abitanti, che dall’alto sembravano tante formichine. Sfiorò col grande corpo mari ed oceani, perché lei potesse assaporare gli schizzi di acqua salata e potesse scorgere le sagome dei grandi animali marini. Una sera la portò addirittura su nello spazio più profondo, perché potesse ammirare la luminosità di ogni stella del firmamento e potesse prendere un pugno di polvere di luna da conservare in una bottiglietta per illuminare la sua stanza di argentei bagliori.
La bimba crebbe, e crescendo divenne una splendida fanciulla. Ma non era solo bella: il lavoro di ogni giorno l’aveva resa energica, i libri della strega colta ed i viaggi col drago coraggiosa. Non fosse stata prigioniera, certo avrebbe avuto stuoli di corteggiatori. E il drago stesso, nonostante la conoscesse da sempre, non riusciva a non guardarla con occhi diversi. Tanto diversi, tanto dolci e tanto strani che, talvolta, la facevano arrossire.
Un giorno, mentre entrambi erano affaccendati nei loro mestieri, la strega corse nella stanza dove entrambi si trovavano gridando:
“Presto Berto! C’è un cavaliere alle porte della foresta! Chiede di Cassandra! Dice di essere venuto per liberarla e portarla via!”
Cassandra ebbe un fremito di gioia e rivolse lo sguardo verso l’amico drago per condividere con lui la sua emozione. Grande fu il suo stupore nello scorgere, negli occhi di lui, una strana espressione, come di tristezza e amarezza. La strega riprese ad urlare:
“Berto, non stare lì impalato! Vai a cacciarlo via! SUBITO!!!”
Il drago si voltò verso la principessa: aveva appena preso una decisione importante. Le sorrise, le fece un goffo inchino e volò via.
Cassandra non capiva: perché la strega non aveva usato la magia per allontanare l’intruso senza mettere a rischio la vita di Berto? Provò a chiederlo alla donna, ma costei le rispose che le sue decisioni non dovevano riguardarla.
Intanto Berto volava verso il cavaliere: sapeva che l’unico modo per liberare la principessa era quello di lasciare che l’uomo lo sconfiggesse. Lui avrebbe certamente perso la vita, ma la fanciulla avrebbe finalmente trovato la felicità e, forse, l’amore. Ma non poteva lasciarsi battere troppo facilmente, altrimenti la strega se ne sarebbe accorta e sarebbe intervenuta. Doveva essere furbo e fingere di combattere.
Arrivò finalmente ai margini del bosco. Tutto era silenzioso: sembrava che anche gli animali tacessero in attesa dello scontro. Il cavaliere gli si parò di fronte: era vestito di un’armatura splendente ed impugnava una spada affilata e lucente. Sotto l’elmo aveva uno sguardo fiero nei grandi occhi neri incorniciati da riccioli biondi. Per un attimo a Berto ricordò Cassandra. Dopo un breve scambio di sguardi feroci, la battaglia iniziò. I fendenti del cavaliere erano potenti e furiosi e il drago si difendeva debolmente con le grandi zampe. L’uomo avanzava con sicurezza ed ardimento, il drago indietreggiava facendogli credere di essere più forte. L’uno gridava per la rabbia, l’altro ruggiva per il dolore. Ogni soffio infuocato del drago era stranamente troppo alto per colpire il giovane o troppo debole per superare la sicura protezione del suo scudo. Alla fine Berto si arrese e, col cuore colmo di tristezza e paura, allargò le zampe in modo che il cavaliere potesse sferrare il colpo mortale. E così fu: la lama gli trapassò il petto e si conficcò nel cuore. Il drago, con le ultime forze rimaste, spiccò il volo: voleva vedere per l’ultima volta la sua principessa. Planò sulla grande terrazza della sua torre, dalla quale lei aveva seguito con terrore tutto il combattimento, e crollò tra le sue braccia. Le lacrime della fanciulla bagnarono il suo muso, e lui si sentì felice e pronto a morire. In quel mentre giunse sulla terrazza anche il cavaliere che, pensando che il drago fosse tornato per uccidere Cassandra, si avventò su di lui per finirlo. Ma la ragazza fu più veloce e protesse Berto col proprio corpo, ricevendo la spada dritta nel cuore.
Fu in quel momento che arrivò la strega che, alla vista della scena, lanciò un terribile urlo di rabbia. E l’urlo fu così forte ed acuto da frantumarla come fosse stata di cristallo. Fu allora che qualcosa di meraviglioso accadde: la fortezza si trasformò magicamente in un magnifico castello, la fitta foresta in un meraviglioso bosco costellato di graziose casette, ed ogni sasso in un uomo, una donna o un bambino. Il drago, lentamente, cambiò aspetto e divenne un bellissimo principe, con gli occhi di un azzurro intenso come il cielo in una mattinata limpida ed i capelli neri come una notte senza stelle e senza luna. Non appena si rese conto di ciò che era accaduto, abbracciò stretta a sé la principessa ormai senza vita. E pianse.
In quell’istante, dal nulla, comparve una fata.
“Io sono la fata protettrice del regno della principessa. Nulla potei fare quando fu rapita, ma lanciai un incantesimo grazie al quale la fanciulla sarebbe stata libera se un cavaliere, a costo della sua stessa vita, l’avesse liberata. E contro quel prode, nulla avrebbe potuto la magia della strega. Per questo ella non l’ha usata contro il giovane giunto a salvarla. Non piangete, mio bel principe. Nulla è perduto. L’amore che l’uno prova per l’altra ha spezzato l’incantesimo che vi legava alla strega e l’ha distrutta. Ora, finalmente, siete liberi.”
A quelle parole, Cassandra miracolosamente aprì gli occhi e tornò alla vita. E tutte le ferite del principe scomparvero. La giovane guardò sorpresa l’uomo che la sosteneva tra le braccia e riconobbe, nei suoi, gli occhi del suo amico drago. Lui le sorrise e le raccontò la sua storia.
“Sono il principe Dagoberto, e tutto ciò che vedi intorno a te fa parte del mio regno. Secoli fa la strega venne al mio cospetto chiedendomi di diventare la protettrice del mio regno. Per lei doveva essere una vera fissazione, visto che lo chiese poi anche a tuo padre. Avendo saputo della sua malvagità, la cacciai e lei, per vendetta, scagliò una terribile maledizione. Il regno si trasformò in una selva, le persone in sassi, il castello in un’oscura fortezza. Io stesso fui tramutato in drago e condannato a servirla in eterno, sotto la minaccia di veder scomparire per sempre tutto il mio paese. Vissi con la sola speranza di trovare un modo per distruggere la strega e salvare il mio popolo. Poi giungesti tu, principessa, a portare la gioia nella mia vita. La strega mi obbligò a non narrarti mai la tua vera storia, né la mia, ma a tenerti sempre sotto stretto controllo. Ed io ti vidi crescere, e alla fine mi innamorai di te. E quando questo cavaliere arrivò per trarti in salvo, capii che sebbene nulla potessi ormai fare per liberare i miei sudditi, avevo almeno la possibilità di donare a te la libertà. Andai verso la morte. Ma prima che la vita mi abbandonasse, volli darti l’ultimo saluto. Il resto lo sai. Il tuo coraggioso sacrificio ha rotto l’incantesimo e ti ha salvato la vita. Ora va’ col cavaliere che ti ha liberata. È a lui che spetta l’onore di averti al proprio fianco per la vita.”
A quelle parole il giovane, che fino ad allora era rimasto silenzioso ad ascoltare, sorrise.
“Principe Dagoberto. Ciò che ha spezzato il sortilegio è il vostro amore. E comunque io non potrei mai sposare Cassandra, perché sono suo fratello. Sono cresciuto con l’idea di liberarla e, non appena l’età e l’esperienza con le armi me l’hanno permesso, ho affrontato la sfida. E sono certo che mia sorella sarà felicissima di concedere a voi la sua mano.”
Nel tripudio generale, il terzetto fu accolto nel paese della principessa, dove lei poté finalmente riabbracciare i genitori ed i fratelli. Poi, tutti insieme, tornarono nel regno di Dagoberto, dove si celebrarono le nozze reali e dove la fanciulla ed il principe-drago vissero una vita lunghissima e felice”.
(fiaba di Alessandra Fella)
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La danza del Drago (la nascita della discendenza dalla famiglia dei Draghi)
La danza del Drago (la nascita della discendenza dalla famiglia dei Draghi)
“All’inizio del tempo c’era solo il vuoto. Esisteva l’abisso degli abissi, ribollente e senza fine del caos. Era incomprensibile, profondo e immenso e si perdeva nell’infinito che è all’origine del tutto. Poi, un giorno, questo abisso si squarciò all’improvviso, e dentro ad esso si aprì una breccia e si formò una grande voragine. E da questa voragine uscì fuori con un salto il Drago da cui ha origine la nostra esistenza. Per prima cosa si rannicchiò su se stesso chiudendosi come l’uovo generatore, poi si alzò in piedi e si stese in tutta la sua altezza aprendo le braccia che diventarono gigantesche e possenti ali, dispiegandole in tutta la loro estensione. Lanciò il suo urlo verso il grande vuoto, tanto forte che risvegliò la vita che esso nascondeva. Il Drago si fermò, immobile, per guardarsi intorno, muovendo solo la coda in segno di sfida e di determinazione. Il suo sguardo era terribile. Era come un immenso serpente in stato di veglia, con lo sguardo acuto dei rapaci, ipnotico e pietrificante come quello dei rettili. Guardava davanti a sé con intensità e fissità pronto a colpire, rapido e senza esitazione, ogni suo possibile nemico. Aveva l’acutezza della percezione, la costanza della vigilanza, aveva il potere di uccidere, ma aveva anche una conoscenza delle cose segrete che gli dava saggezza. Il Drago era enorme e pieno di forza. Poteva volare nell’aria con le sue ali, poteva esplorare le inaccessibili grotte che scendevano nel cuore della Terra, poteva dimorare nelle acque e poteva eruttare il fuoco con il suo fiato. E non lo si poteva neppure guardare a lungo perché la sua figura che era di fuoco, brillante e luminosa, faceva abbassare gli sguardi. Poi il Drago portò le braccia sui fianchi sollevandole sino a serrare le mani sul petto per trovare tutta la forza di cui poteva disporre e accennò al suo primo passo di danza. Dal suo fiato infuocato nacquero i primi dei. Li fece a sua somiglianza e trasfuse in loro l’amore per la vita, la forza e la conoscenza. Perché essi potessero imparare ad essere dei e ad evocare il potere del Drago diede loro la ruota delle saz-hat. Dal sangue degli dei nascemmo infine noi. Da loro apprendemmo come diventare uomini e ci venne trasmesso il potere del Drago. “
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RYUNIO,FIGLIA DEL RE DRAGO (FIABA BUDDHISTA)
Ryunio è una bambina che ha appena compiuto otto anni. È una che capisce subito le cose, anche quelle che non si vedono.
Lei, ad esempio, è capace di guardare un paio di scarpe e di capire tutti i viaggi che hanno fatto, lei è capace solo guardando gli occhi delle persone di capire chi sono i loro amici, quali sono i loro dolori, come sarà il loro futuro. Conosce un sacco di cose anche molto difficili, e certe volte si mette tutta seria seria a chiedersi il perché della vita, e i pensieri che fa e le parole con cui li dice sono meravigliosi.
E poi, anche se è così piccina, soffre e gioisce per gli altri come fossero tutti figli e figlie sue. È gentile, benevola, dolce,
con un carattere sensibile e forte allo stesso tempo. Insomma è davvero magica ed è difficile crederci perché tutti lì dicono che è impossibile essere così saggi quando si è così piccoli e così femmine. Perché le femmine, dicono, non possono diventare così sagge in così poco tempo.
Quasi neanche i maschi lo possono, figurati le femmine, dicono (tanto tanto tempo fa c’erano credenze del genere).
Tant’è che un giorno il signor Accumulo di Saggezza (si chiama proprio così perché sa praticamente tutto),
che stava discutendo di cose molto profonde con altri saggi, dice: «Per essere magici lo sappiamo
ci vogliono kalpa e kalpa (è così che loro chiamano gli anni), ci vogliono kalpa e kalpa di esercizi difficilissimi senza mai riposare.
Solo dopo aver fatto tutto questo ce la si può fare. Non ci posso credere che questa bambina ce l’abbia fatta in così poco tempo». Insieme a lui c’era Manjushri (avevano questi nomi strani a quel tempo e in quel paese).
Manjushri era un saggio che l’aveva conosciuta bene per essere stato tanto tempo nel regno del padre di Ryunio, il famoso Re Drago. E poi c’era Shariputra, un saggio conosciuto da tutti perché aveva letto tutti i libri del mondo e conosceva milioni di milioni di parole.
E c’era soprattutto Shakyamuni, un saggio saggissimo perché era quello che sapeva guardare meglio nel cuore delle persone e che loro, per questo, chiamavano Budda (Budda è una parola che vuol dire all’incirca “persona che sente il cuore degli altri, desidera la loro felicità e capisce il senso della vita”).
Mentre questi signori saggi stavano discutendo sulle capacità di questa bambina, eccola là che appare improvvisamente: Ryunio era proprio piccola come se la ricordava Manjushri. Lei avanza verso di loro e arrivata lì davanti china il capo in segno di rispetto.
Allora Shariputra le dice: «Tu presumi di avere raggiunto la conoscenza profonda della vita in così breve tempo ma questo è davvero difficile da credere. Solo dopo aver trascorso tanto tempo e aver fatto tanti esercizi e prove difficilissime alla fine si può ottenere questa conoscenza profonda. E le donne non possono farcela. Figurati le bambine. Come hai fatto?» Allora Ryunio si toglie dalla tasca un gioiello che aveva con lei, prezioso come milioni di mondi, lo porge al Budda Shakyamuni e il Budda lo accetta immediatamente. E poi lei dice, rivolta ad Accumulo di Saggezza e a Shariputra: «Io ho offerto questo gioiello e il Budda l’ha accettato, non è accaduto forse in un attimo?» «Sì», rispondono loro un po’ stupiti. «Allora – riprende Ryunio – ora osservatemi bene e guardate cosa so fare in modo ancora più veloce». E lì successe qualcosa di straordinario: tutti videro la bambina trasformarsi in un istante in un uomo. (Per loro, infatti, solo un uomo poteva essere veramente saggio e capire il senso della vita).
Insomma tutti la videro predicare la Legge agli dèi e agli esseri viventi di quel tempo. I cuori di tutte le persone del mondo si riempirono di gioia. Tanti, tantissimi, ascoltandola, riuscirono a capire il senso della vita e come la vita funziona e diventarono felici. Il mondo si scosse e tremò in sei modi diversi. Poi la bimba tornò se stessa, alta poco più di un metro e saggia quanto tutti i mondi. Più alta e saggia di quando per convincerli aveva usato lo stratagemma della trasformazione. Accumulo di Saggezza e Shariputra e tutti gli altri che erano lì capirono. E non se lo scordarono più.Questo racconto è contenuto nel Sutra del Loto. E serve a insegnarci che la comprensione profonda della vita è una capacità che non si guadagna con lo studio o con l’età. La saggezza è una cosa che abbiamo dentro di noi. Che non si ottiene studiando o facendo fatiche grandissime ma andando al cuore delle cose.”
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mercoledì 10 ottobre 2012
Tai chi aquatic e walking
Tai Chi walking
È
una nuova disciplina rilassante, caratterizzata da movimenti molto lenti che
abbinano i benefici dell'antica ginnastica cinese a quelli della classica
camminata.
Un sicuro effetto antistress è la caratteristica che accomuna due discipline molto diverse, prodotte da culture lontanissime l'una dal- l'altra e solo in apparenza prive di punti di contatto: il Tai Chi e il walking.
• La prima è un'arte antichissima di origine cinese, una forma di ginnastica dolce e fluida per il benessere del corpo e dello spirito, nata in origine con valenze marziali (vedi il box a pag. 33 "Che cosa è il Tai Chi"). La seconda è l'attività fisica più naturale e alla portata di tutti: il cammino, consigliato da medici e preparatori atletici come un vero e proprio metodo di allenamento per mantenersi tonici e in buona salute.
• Nella loro azione antistress il Tai Chi e il walking possono essere complementari e potenziare l'uno gli effetti dell'altro. Parecchie regole e principi della nobile disciplina cinese, infatti, se applicati a una semplice passeggiata in un bosco o al parco, la rendono ancora più proficua e rigenerante.
Regole pratiche
Il Tai Chi walking come attività rigenerante si può praticare a qualsiasi età e non richiede preparazione fisica particolare.
• Si può camminare dovunque, in un parco cittadino o su un percorso pianeggiante o scosceso. Se si sceglie un terreno irregolare o impervio, è possibile allenare maggiormente il proprio equilibrio e affinare la proprioccettività: si impara cioè a “sentire” meglio le asperità del suolo per aumentare la stabilità.
• Durante la pratica è bene indossare abiti comodi, evitando tutto ciò che stringe: per la medicina cinese, infatti, è importante che il flusso energetico possa scorrere liberamente in ogni parte del corpo.
• Per evitare tensioni muscolari eccessive, asimmetrie e squilibri nell’assetto corporeo, è consigliabile evitare di appesantirsi con grossi zaini, ma soprattutto di sbilanciarsi con borse portate con una sola mano o su una spalla.
Passi eseguiti "al rallentatore"
La pratica del Tai Chi può essere preparatoria a una benefica camminata fitness, perchè insegna e abitua a muoversi con maggiore consapevolezza e quindi in modo più funzionale.
• Quando si cammina nella vita quotidiana, per lo più a velocità sostenuta, si utilizzano in prevalenza le grandi fasce muscolari delle gambe, che danno la spinta necessaria e proiettano il corpo in avanti. La peculiarità del Tai Chi, invece, è l'estrema lentezza nell'esecuzione dei movimenti. Anche le varie tipologie di camminata previste dalle sequenze di esercizi vengono effettuate "al rallentatore".
• Avanzando molto lentamente, si mettono in gioco tutti i muscoli del corpo, anche i più piccoli, perchè in ogni singola frazione del movimento è necessario mantenere l'equilibrio e la stabilità e contrastare la forza di gravità.
In forma e felici
Camminare è già di per se un'attività perfetta per mantenersi in salute. I suoi benefici sono infatti numerosissimi.
Per aumentare la resistenza
Dal punto di vista puramente estetico, tonifica i muscoli e aiuta a smaltire i grassi di deposito, quindi snellisce la figura.
• Aumenta poi la resistenza del cuore e la capacità polmonare, contribuisce a mantenere la pressione del sangue entro valori normali, migliora la "pompa muscolare" nelle gambe, facilitando il ritorno venoso e contrastando l'insorgere di disturbi circolatori agli arti inferiori.
• Inoltre lubrifica le articolazioni e le conserva in efficienza più a lungo, senza traumatizzarle, e previene I'osteoporosi.
Per recuperare il sorriso
Come tutte le attività fisiche, ha un effetto rasserenante perchè stimola la produzione di endorfine e serotonina, sostanze che migliorano l'umore e fanno sentire vitali ed euforici.
Per svuotare la mente
Oltre a tutti questi benefici, una camminata eseguita rispettando i principi del Tai Chi offre un ulteriore vantaggio: l'attenzione si concentra a tal punto sull'ascolto di se stessi e sulla corretta esecuzione dei movimenti, che ci si dimentica dei propri problemi.
Si "svuota la mente" da pensieri e preoccupazioni e si trova uno spazio di evasione per ricaricarsi.
Un esempio pratico
Per avere un'idea dei ritmi del Tai Chi, basta pensare ai gesti necessari durante l'attraversamento di un ruscello: si appoggia un piede su un ciottolo scivoloso, si cerca l'equilibrio, poi si appoggia delicatamente l'altro piede su un ciottolo vicino, se ne tasta la stabilità e, con grande lentezza, si sposta tutto il peso su questa seconda base d'appoggio. Analogamente si procede con il passo successivo.
• Abituarsi a camminare (ma anche a compiere qualunque altro gesto ) "al rallentatore" è molto utile, perchè permette di prendere coscienza di come si sviluppa il movimento, di ciò che avviene in ogni sua più piccola fase e di come il fisico si attiva per portare a compimento l'azione desiderata.
• Imparare a conoscersi e capire come ci si muove rende padroni del proprio movimento, consente cioè di controllarlo e di gestirlo meglio in qualsiasi situazione, anche nella vita di tutti i giorni.
Fluidità ed equilibrio
Una perfetta consapevolezza di come si cammina; acquisita grazie al Tai Chi, porta maggiore fluidità nell'azione e migliore equilibrio anche quando si passeggia all'aperto, soprattutto se il terreno è scosceso. Ad esempio in un bosco in salita, magari con il sentiero coperto di foglie bagnate, la padronanza del gesto porta a una maggiore stabilità.
Quando camminare
Non esiste una regola precisa sulla quantità di tempo da dedicare al Tai Chi walking. Lo si può praticare un'ora tutti i giorni ma anche solo due volte a settimana.
È importante ricordare che è meglio privilegiare la qualità dell'esercizio piuttosto che la sua quantità: meglio camminare per un breve tratto applicando correttamente tutti i principi del Tai Chi, anziché percorrere molti chilometri distrattamente.
L’antica “ginnastica di lunga vita”
Il Tai Chi nacque in Cina nel 1200. la leggenda narra che il suo ideatore, il monaco taoista Chan Sang Fen, assistendo un giorno a un combattimento fra una gazza e un serpente, notò che la sinuosità dei movimenti del rettile era proprio la “forza” che gli permetteva di difendersi attacchi diretti della gazza.
• Diede quindi vita a un’arte marziale basata non tanto sulla violenza dei colpi e sulla potenza, quanto sulla concentrazione, sull’energia interiore, sulla fluidità dei gesti e sulla capacità di intuire le mosse dell’avversario. Sotteso al Tai Chi, infatti, c’è il concetto che “la morbidezza vince la durezza”.
• Nel corso dei secoli si affermò tuttavia una seconda valenza dell’arte del Tai Chi: quella di “ginnastica di lunga vita”. Come strumento di benessere psicofisico, infatti, lo si pratica ancora oggi.
• Nel Tai Chi si eseguono sequenze di movimenti molto lenti, dette Forme, accompagnate da un’attenta respirazione diaframmatica (cioè si gonfia l’addome) e da un costante autoascolto: si percepiscono così tutti i cambiamenti che si verificano nel corpo e in questo modo si accresce la conoscenza di se stessi.
• Molti sono i benefici psicofisici derivanti dalla pratica: muscoli tonici ed elastici, grande mobilità, aumento dell’equilibrio, miglioramento della funzionalità degli organi interni, raggiungimento di uno stato di relax.
• Secondo i principi della medicina tradizionale cinese, infine, l’esecuzione delle Forme stimola i canali in cui scorre l’energia corporea (detti meridiani), riequilibrando il flusso energetico.
I principi del Tai Chi da applicare al walking
Chi si dedica con costanza al Tai Chi è senz'altro avvantaggiato anche nel compiere una normale camminata, grazie alla maggiore conoscenza di sé.
• Ci sono tuttavia alcuni semplici principi, presi a prestito dall'antica arte cinese, che chiunque può applicare alla pratica abituale del walking.
1-Corretta postura
Camminando è importante evitare qualsiasi tensione muscolare eccessiva.
• La schiena è eretta ma non forzatamente allungata, le spalle sono rilassate, le braccia oscillano avanti e indietro lungo i fianchi, il bacino accompagna i movimenti delle gambe ma non ruota eccessivamente a ogni passo che si compie.
• Anche l'equilibrio è importante: tutto deve avvenire in scioltezza, senza gesti superflui o troppo ampi, che richiederebbero un inutile dispendio di energia per ripristinare il giusto assetto corporeo.
2-Controllo costante dei movimenti
Secondo la filosofia taoista, che sta alla base del Tai Chi e che si fonda sul principio di equilibrio degli opposti, durante una camminata è necessario che spontaneità e controllo razionale siano bilanciati.
• È quindi importante la naturalezza del gesto, che non deve essere rigido e misurato come quello di un manichino o di un automa, ma nello stesso tempo l'ascolto continuo del corpo, per sentire come lavora, capire come si sposta il peso, "guidare" la camminata ed evitare inutili sforzi. A prima vista sembra complicato, ma dopo un po' di pratica tutto diventa invece semplice e istintivo.
3-Radicamento con il terreno
Nel Tai Chi è molto importante sentirsi sempre "un tutt'uno" con il terreno su cui si cammina.
• Muoversi e camminare stando perfettamente aderenti al suolo, infatti, aumenta la stabilità e l'equilibrio e questo si rivela utilissimo se ci si trova, ad esempio, su un pendio ripido o su un sentiero in cresta a un monte, perchè non si corre il rischio di cadere o scivolare.
• Per radicarsi bene al terreno, gli insegnanti di Tai Chi insegnano a tenere il bari centro del corpo basso. Questa condizione non si raggiunge piegando le gambe e abbassando il sedere, come si potrebbe credere, ma rilassandosi il più possibile, fino a sentire il proprio corpo più pesante e quasi "incollato" al suolo.
4-Movimento dal centro
Secondo la medicina cinese il corpo ha un bari centro energetico, situato poco al di sotto dell'ombelico: si chiama Dantian ed è un "serbatoio" da cui l'energia si diffonde in tutto il corpo.
• Nel Tai Chi gli allievi imparano a eseguire tutti i movimenti facendoli partire da questo centro energetico: muovendo, infatti, nella direzione voluta il punto Dantian, prima del resto del corpo, si mantiene una postura corretta e lo sforzo si distribuisce in modo equilibrato e armonioso fra tutti i muscoli del corpo.
• In pratica, durante la camminata si deve immaginare che il punto Dantian si sposti progressivamente in avanti, come se fosse agganciato a una corda tesa che lo tira.
• Tutto il movimento diventa più armonioso e le potenzialità motorie del corpo sono sfruttate meglio. No quindi a testa e busto proiettati in avanti, ne a slanci scomposti delle gambe nella direzione di marcia.
5-Respirazione tranquilla
Come in tutta la pratica del Tai Chi, la respirazione deve, essere calma, profonda e di tipo diaframmatico: si inspira cioè abbassando al massimo ; il diaframma e gonfiando l'addome, si espira sgonfiandolo.
Questo tipo di respirazione, infatti, migliora la funzionalità polmonare nell'ossigenazione del sangue e di conseguenza nell'ossigenazione dei tessuti e degli organi con una diminuzione del senso di affaticamento.
Inoltre induce uno stato di rilassamento e di tranquillità, perchè i movimenti completi del diaframma rallentano il battito cardiaco e placano gli eventuali stati d'ansia.
Emanuela Bruno Consulenza di Francesco Curci, insegnante di Tai Chi
Un sicuro effetto antistress è la caratteristica che accomuna due discipline molto diverse, prodotte da culture lontanissime l'una dal- l'altra e solo in apparenza prive di punti di contatto: il Tai Chi e il walking.
• La prima è un'arte antichissima di origine cinese, una forma di ginnastica dolce e fluida per il benessere del corpo e dello spirito, nata in origine con valenze marziali (vedi il box a pag. 33 "Che cosa è il Tai Chi"). La seconda è l'attività fisica più naturale e alla portata di tutti: il cammino, consigliato da medici e preparatori atletici come un vero e proprio metodo di allenamento per mantenersi tonici e in buona salute.
• Nella loro azione antistress il Tai Chi e il walking possono essere complementari e potenziare l'uno gli effetti dell'altro. Parecchie regole e principi della nobile disciplina cinese, infatti, se applicati a una semplice passeggiata in un bosco o al parco, la rendono ancora più proficua e rigenerante.
Regole pratiche
Il Tai Chi walking come attività rigenerante si può praticare a qualsiasi età e non richiede preparazione fisica particolare.
• Si può camminare dovunque, in un parco cittadino o su un percorso pianeggiante o scosceso. Se si sceglie un terreno irregolare o impervio, è possibile allenare maggiormente il proprio equilibrio e affinare la proprioccettività: si impara cioè a “sentire” meglio le asperità del suolo per aumentare la stabilità.
• Durante la pratica è bene indossare abiti comodi, evitando tutto ciò che stringe: per la medicina cinese, infatti, è importante che il flusso energetico possa scorrere liberamente in ogni parte del corpo.
• Per evitare tensioni muscolari eccessive, asimmetrie e squilibri nell’assetto corporeo, è consigliabile evitare di appesantirsi con grossi zaini, ma soprattutto di sbilanciarsi con borse portate con una sola mano o su una spalla.
Passi eseguiti "al rallentatore"
La pratica del Tai Chi può essere preparatoria a una benefica camminata fitness, perchè insegna e abitua a muoversi con maggiore consapevolezza e quindi in modo più funzionale.
• Quando si cammina nella vita quotidiana, per lo più a velocità sostenuta, si utilizzano in prevalenza le grandi fasce muscolari delle gambe, che danno la spinta necessaria e proiettano il corpo in avanti. La peculiarità del Tai Chi, invece, è l'estrema lentezza nell'esecuzione dei movimenti. Anche le varie tipologie di camminata previste dalle sequenze di esercizi vengono effettuate "al rallentatore".
• Avanzando molto lentamente, si mettono in gioco tutti i muscoli del corpo, anche i più piccoli, perchè in ogni singola frazione del movimento è necessario mantenere l'equilibrio e la stabilità e contrastare la forza di gravità.
In forma e felici
Camminare è già di per se un'attività perfetta per mantenersi in salute. I suoi benefici sono infatti numerosissimi.
Per aumentare la resistenza
Dal punto di vista puramente estetico, tonifica i muscoli e aiuta a smaltire i grassi di deposito, quindi snellisce la figura.
• Aumenta poi la resistenza del cuore e la capacità polmonare, contribuisce a mantenere la pressione del sangue entro valori normali, migliora la "pompa muscolare" nelle gambe, facilitando il ritorno venoso e contrastando l'insorgere di disturbi circolatori agli arti inferiori.
• Inoltre lubrifica le articolazioni e le conserva in efficienza più a lungo, senza traumatizzarle, e previene I'osteoporosi.
Per recuperare il sorriso
Come tutte le attività fisiche, ha un effetto rasserenante perchè stimola la produzione di endorfine e serotonina, sostanze che migliorano l'umore e fanno sentire vitali ed euforici.
Per svuotare la mente
Oltre a tutti questi benefici, una camminata eseguita rispettando i principi del Tai Chi offre un ulteriore vantaggio: l'attenzione si concentra a tal punto sull'ascolto di se stessi e sulla corretta esecuzione dei movimenti, che ci si dimentica dei propri problemi.
Si "svuota la mente" da pensieri e preoccupazioni e si trova uno spazio di evasione per ricaricarsi.
Un esempio pratico
Per avere un'idea dei ritmi del Tai Chi, basta pensare ai gesti necessari durante l'attraversamento di un ruscello: si appoggia un piede su un ciottolo scivoloso, si cerca l'equilibrio, poi si appoggia delicatamente l'altro piede su un ciottolo vicino, se ne tasta la stabilità e, con grande lentezza, si sposta tutto il peso su questa seconda base d'appoggio. Analogamente si procede con il passo successivo.
• Abituarsi a camminare (ma anche a compiere qualunque altro gesto ) "al rallentatore" è molto utile, perchè permette di prendere coscienza di come si sviluppa il movimento, di ciò che avviene in ogni sua più piccola fase e di come il fisico si attiva per portare a compimento l'azione desiderata.
• Imparare a conoscersi e capire come ci si muove rende padroni del proprio movimento, consente cioè di controllarlo e di gestirlo meglio in qualsiasi situazione, anche nella vita di tutti i giorni.
Fluidità ed equilibrio
Una perfetta consapevolezza di come si cammina; acquisita grazie al Tai Chi, porta maggiore fluidità nell'azione e migliore equilibrio anche quando si passeggia all'aperto, soprattutto se il terreno è scosceso. Ad esempio in un bosco in salita, magari con il sentiero coperto di foglie bagnate, la padronanza del gesto porta a una maggiore stabilità.
Quando camminare
Non esiste una regola precisa sulla quantità di tempo da dedicare al Tai Chi walking. Lo si può praticare un'ora tutti i giorni ma anche solo due volte a settimana.
È importante ricordare che è meglio privilegiare la qualità dell'esercizio piuttosto che la sua quantità: meglio camminare per un breve tratto applicando correttamente tutti i principi del Tai Chi, anziché percorrere molti chilometri distrattamente.
L’antica “ginnastica di lunga vita”
Il Tai Chi nacque in Cina nel 1200. la leggenda narra che il suo ideatore, il monaco taoista Chan Sang Fen, assistendo un giorno a un combattimento fra una gazza e un serpente, notò che la sinuosità dei movimenti del rettile era proprio la “forza” che gli permetteva di difendersi attacchi diretti della gazza.
• Diede quindi vita a un’arte marziale basata non tanto sulla violenza dei colpi e sulla potenza, quanto sulla concentrazione, sull’energia interiore, sulla fluidità dei gesti e sulla capacità di intuire le mosse dell’avversario. Sotteso al Tai Chi, infatti, c’è il concetto che “la morbidezza vince la durezza”.
• Nel corso dei secoli si affermò tuttavia una seconda valenza dell’arte del Tai Chi: quella di “ginnastica di lunga vita”. Come strumento di benessere psicofisico, infatti, lo si pratica ancora oggi.
• Nel Tai Chi si eseguono sequenze di movimenti molto lenti, dette Forme, accompagnate da un’attenta respirazione diaframmatica (cioè si gonfia l’addome) e da un costante autoascolto: si percepiscono così tutti i cambiamenti che si verificano nel corpo e in questo modo si accresce la conoscenza di se stessi.
• Molti sono i benefici psicofisici derivanti dalla pratica: muscoli tonici ed elastici, grande mobilità, aumento dell’equilibrio, miglioramento della funzionalità degli organi interni, raggiungimento di uno stato di relax.
• Secondo i principi della medicina tradizionale cinese, infine, l’esecuzione delle Forme stimola i canali in cui scorre l’energia corporea (detti meridiani), riequilibrando il flusso energetico.
I principi del Tai Chi da applicare al walking
Chi si dedica con costanza al Tai Chi è senz'altro avvantaggiato anche nel compiere una normale camminata, grazie alla maggiore conoscenza di sé.
• Ci sono tuttavia alcuni semplici principi, presi a prestito dall'antica arte cinese, che chiunque può applicare alla pratica abituale del walking.
1-Corretta postura
Camminando è importante evitare qualsiasi tensione muscolare eccessiva.
• La schiena è eretta ma non forzatamente allungata, le spalle sono rilassate, le braccia oscillano avanti e indietro lungo i fianchi, il bacino accompagna i movimenti delle gambe ma non ruota eccessivamente a ogni passo che si compie.
• Anche l'equilibrio è importante: tutto deve avvenire in scioltezza, senza gesti superflui o troppo ampi, che richiederebbero un inutile dispendio di energia per ripristinare il giusto assetto corporeo.
2-Controllo costante dei movimenti
Secondo la filosofia taoista, che sta alla base del Tai Chi e che si fonda sul principio di equilibrio degli opposti, durante una camminata è necessario che spontaneità e controllo razionale siano bilanciati.
• È quindi importante la naturalezza del gesto, che non deve essere rigido e misurato come quello di un manichino o di un automa, ma nello stesso tempo l'ascolto continuo del corpo, per sentire come lavora, capire come si sposta il peso, "guidare" la camminata ed evitare inutili sforzi. A prima vista sembra complicato, ma dopo un po' di pratica tutto diventa invece semplice e istintivo.
3-Radicamento con il terreno
Nel Tai Chi è molto importante sentirsi sempre "un tutt'uno" con il terreno su cui si cammina.
• Muoversi e camminare stando perfettamente aderenti al suolo, infatti, aumenta la stabilità e l'equilibrio e questo si rivela utilissimo se ci si trova, ad esempio, su un pendio ripido o su un sentiero in cresta a un monte, perchè non si corre il rischio di cadere o scivolare.
• Per radicarsi bene al terreno, gli insegnanti di Tai Chi insegnano a tenere il bari centro del corpo basso. Questa condizione non si raggiunge piegando le gambe e abbassando il sedere, come si potrebbe credere, ma rilassandosi il più possibile, fino a sentire il proprio corpo più pesante e quasi "incollato" al suolo.
4-Movimento dal centro
Secondo la medicina cinese il corpo ha un bari centro energetico, situato poco al di sotto dell'ombelico: si chiama Dantian ed è un "serbatoio" da cui l'energia si diffonde in tutto il corpo.
• Nel Tai Chi gli allievi imparano a eseguire tutti i movimenti facendoli partire da questo centro energetico: muovendo, infatti, nella direzione voluta il punto Dantian, prima del resto del corpo, si mantiene una postura corretta e lo sforzo si distribuisce in modo equilibrato e armonioso fra tutti i muscoli del corpo.
• In pratica, durante la camminata si deve immaginare che il punto Dantian si sposti progressivamente in avanti, come se fosse agganciato a una corda tesa che lo tira.
• Tutto il movimento diventa più armonioso e le potenzialità motorie del corpo sono sfruttate meglio. No quindi a testa e busto proiettati in avanti, ne a slanci scomposti delle gambe nella direzione di marcia.
5-Respirazione tranquilla
Come in tutta la pratica del Tai Chi, la respirazione deve, essere calma, profonda e di tipo diaframmatico: si inspira cioè abbassando al massimo ; il diaframma e gonfiando l'addome, si espira sgonfiandolo.
Questo tipo di respirazione, infatti, migliora la funzionalità polmonare nell'ossigenazione del sangue e di conseguenza nell'ossigenazione dei tessuti e degli organi con una diminuzione del senso di affaticamento.
Inoltre induce uno stato di rilassamento e di tranquillità, perchè i movimenti completi del diaframma rallentano il battito cardiaco e placano gli eventuali stati d'ansia.
Emanuela Bruno Consulenza di Francesco Curci, insegnante di Tai Chi
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AquaticTaiChi
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"Il fluire dell'acqua
attraverso movimenti ampi, lenti e combinati ad una respirazione profonda.
Tutto questo è l'Aquatic Tai Chi, una disciplina che combina la millenaria
saggezza orientale con le moderne tecniche del fitness.
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Il Tai Chi è un'antica
ginnastica cinese che serve a tonificare l'energia vitale (Chi) che scorre in
ogni essere vivente e ad armonizzare mente e corpo. L'Aquatic Tai Chi, o più
semplicemente Ai Chi, è l'evoluzione e l'adattamento del Tai Chi
nell'acqua. Questa nuova disciplina venne messa a punto grazie alla
collaborazione tra il campione del nuoto giapponese Jun Konno e il terapista
californiano Harold Dull, che già aveva portato in acqua lo yoga e lo
shiatsu. Praticando il Tai Chi in acqua tiepida si uniscono i benefici
della ginnastica tradizionale ai vantaggi di un trattamento termale.
Infatti, l'acqua che viene impiegata negli esercizi di Ai Chi viene
riscaldata a 34 gradi, una temperatura superiore a quella normalmente tenuta
nelle piscine. Inoltre i movimenti di Tai Chi si svolgono come "onde del
mare, senza principio né fine". Perciò, attraverso questo tipo di
ginnastica dolce, si possono rilassare le parti del corpo, nelle quali si
sono accumulate tensioni.
L'Ai Chi si pratica in una
piscina con l'acqua che raggiunge l'altezza del petto. Ci si immerge in piedi
con le gambe leggermente piegate e con la schiena dritta.
Questa è la posizione base da cui si può iniziare la "danza del respiro nell'acqua". Seguendo il ritmo scandito dal respiro, il corpo comincia un movimento di saliscendi lento e armonioso. Ad ogni espirazione ci si immerge con l'acqua che può arrivare al limite del volto. Ad ogni ispirazione si risale, senza sforzi, con le braccia e le mani lasciate libere di galleggiare. Raggiunto uno stato di rilassatezza, si può procedere ed eseguire gli esercizi tipici del Tai Chi. Con movimenti circolari si ruota il bacino a destra e a sinistra o si eseguono ampi movimenti di braccia, gambe e busto. I gesti si sviluppano alternando movimenti di chiusura e di apertura. La forza necessaria per eseguire gli esercizi di Ai Chi è minima perché in acqua non siamo ostacolati dalla forza di gravità. Perciò possiamo muoverci con leggerezza e fluidità. Nell'Ai Chi si impara ad impiegare il pensiero, invece della forza e a ricercare la precisione nel movimento, piuttosto che la potenza. Inoltre gli esercizi portano a migliorare la mobilità della colonna vertebrale. In particolare si sviluppano le capacità di ondulazione laterale e di rotazione. Vengono sollecitati e irrobustiti i muscoli dorsali che un normale stile di vita impigrisce. Perciò si ottiene un giovamento per la postura, la schiena e il controllo sul proprio corpo. I gesti vengono eseguiti con calma e precisione e sono sincronizzati con il respiro. La lentezza è molto importante perché favorisce un ritmo della respirazione profondo e il raggiungimento di uno stato di relax. La pratica dell'Ai Chi porta perciò anche a dei benefici sul piano psichico. Si ottengono, infatti, delle sensazioni di leggerezza, distensione e benessere generale. I movimenti dell'Ai Chi si eseguono sempre in modo continuo, circolare e lento. Ma la disciplina non è impositiva. Dopo aver praticato le sequenze regolari, ognuno può inventarsi movimenti giocosi e istintivi. Inoltre non deve essere sottovalutata l'azione tonificante dell'Ai Chi: una mezz'ora di Aquatic Tai Chi corrisponde a mezz'ora di ginnastica seguita da un bagno e da un sonno rilassante". |
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domenica 7 ottobre 2012
Chakra
"Di
chakra si legge spesso e ovunque, qui spero din proporre qualcosa di un po'
diverso avendo trovato i chakra visti in prospettiva sciamanica; questo ci farà
capire con che parte di noi stessi e con quali " spiriti" possiamo
entrare in contatto attraverso i diversi chakra.
Parto con il discorso generale sui chakra che sono dei centri psicofisici attraverso cui il prana subisce la trasformazione da energia universale a energia individuale, questa energia ci consente ogni nostra attività sul piano fisico, emotivo e mentale.
Possiamo dire che ii chakra convertono l'energia cosmica in energia fisica, pensieri, emozioni e sentimenti.
La parola chakra significa ruota, simbolo dell'eterno divenire.
Qunado i chakra sono chiusi anche l'individuo è chiuso, isolato e non in grado di far entrare dentro di sè l'energia universale che lo sostiene, non ricevendo quindi energia, forza e amore, l'ìindividuo ben difficilmente potrà esere felice e sentirsi bene.
Al contrario aprire i chakra vuol dire aprirsi alla Gioia di cui è colmo l'Universo e sentirsi tuttuno con esso.
La posizione dei chakra sul corpo fisico, tranne il settimo, è lungo la colonna vertebrale, ogni chakra ha un organo corrispondente che corrisponde alla zone del corpo che il chakra in questione presiede.
Di seguito tratterò i chakra uno alla volta cercando di dare quante più informazioni possibili e magari associando qualche meditazione.
Parto con il discorso generale sui chakra che sono dei centri psicofisici attraverso cui il prana subisce la trasformazione da energia universale a energia individuale, questa energia ci consente ogni nostra attività sul piano fisico, emotivo e mentale.
Possiamo dire che ii chakra convertono l'energia cosmica in energia fisica, pensieri, emozioni e sentimenti.
La parola chakra significa ruota, simbolo dell'eterno divenire.
Qunado i chakra sono chiusi anche l'individuo è chiuso, isolato e non in grado di far entrare dentro di sè l'energia universale che lo sostiene, non ricevendo quindi energia, forza e amore, l'ìindividuo ben difficilmente potrà esere felice e sentirsi bene.
Al contrario aprire i chakra vuol dire aprirsi alla Gioia di cui è colmo l'Universo e sentirsi tuttuno con esso.
La posizione dei chakra sul corpo fisico, tranne il settimo, è lungo la colonna vertebrale, ogni chakra ha un organo corrispondente che corrisponde alla zone del corpo che il chakra in questione presiede.
Di seguito tratterò i chakra uno alla volta cercando di dare quante più informazioni possibili e magari associando qualche meditazione.
Primo
chakra
Primo chakra(Muladhara Chakra o chakra basale).
Il primo chakra corrisponde al primo stadio di evoluzione dell'umanità, qui prevale l'istinto animale di sopravvivenza. In esso è registrata la memoria ancestrale comune a tutta l'umanità, memoria di tutta l'evoluzione fino alla forma umana.
Questo chakra governa gli istinti animali: fame, sete, istinto di sopravvivenza, aggressività e permette di assorbire energia dalla terra. Sul piano fisico presiede al controllo del sistema osseo e della nutrizione.
E' situato nell'area del perineo, alla base della colonna vertebrale ed è di colore rosso scuro. Il punto di concentrazione è il perineo.
Attraverso il primo chakra partecipiamo alla vita della terra e possiamo percepirne le emozioni; il primo chakra ci tiene legati alla terra cosicchè se la terra soffre anche noi soffriamo, mentre se è felice anche noi siamo parte della sua gioia.
Il primo chakra ci connette alle dimensioni subcoscienti vale a dire quelle dimensioni in cui l'umanità ha relegato gli aspetti di se stessa e della natura che non è in grado di accettare, che considera negativi, ingiusti, ripugnanti o cattivi. Reintegrando in noi stessi questi aspetti, attraverso l'amore e l'accettazione, possiamo arrivare a sentirci completi.
Il primo chakra è anche la porta sulla realtà materiale, il suo buon funzionamento fa sì che si abbia un buon rapporto con la dimensione materiale dell'esistenza, questo riguarda gli aspetti legati al denaro, al sesso e al lavoro.
Primo chakra(Muladhara Chakra o chakra basale).
Il primo chakra corrisponde al primo stadio di evoluzione dell'umanità, qui prevale l'istinto animale di sopravvivenza. In esso è registrata la memoria ancestrale comune a tutta l'umanità, memoria di tutta l'evoluzione fino alla forma umana.
Questo chakra governa gli istinti animali: fame, sete, istinto di sopravvivenza, aggressività e permette di assorbire energia dalla terra. Sul piano fisico presiede al controllo del sistema osseo e della nutrizione.
E' situato nell'area del perineo, alla base della colonna vertebrale ed è di colore rosso scuro. Il punto di concentrazione è il perineo.
Attraverso il primo chakra partecipiamo alla vita della terra e possiamo percepirne le emozioni; il primo chakra ci tiene legati alla terra cosicchè se la terra soffre anche noi soffriamo, mentre se è felice anche noi siamo parte della sua gioia.
Il primo chakra ci connette alle dimensioni subcoscienti vale a dire quelle dimensioni in cui l'umanità ha relegato gli aspetti di se stessa e della natura che non è in grado di accettare, che considera negativi, ingiusti, ripugnanti o cattivi. Reintegrando in noi stessi questi aspetti, attraverso l'amore e l'accettazione, possiamo arrivare a sentirci completi.
Il primo chakra è anche la porta sulla realtà materiale, il suo buon funzionamento fa sì che si abbia un buon rapporto con la dimensione materiale dell'esistenza, questo riguarda gli aspetti legati al denaro, al sesso e al lavoro.
Secondo
chakra
Secondo Chakra(Svadhisthana Chakra o chakra pelvico)
Il secondo chakra corrisponde allo stadio di evoluzione in cui l'umanità comincia ad aggreggarsi in piccoli gruppi o clan.
Governa il desiderio di vita e l'istinto sessuale. E' la sede dell'energia vitale che fa da " motore a tutte le attività umane, dell'energia sessuale che è potere di creazione e di autoguarigione. Sul piano fisico controlla le funzioni degli organi sessuali.
Il secondo chakra si trova nell'area del plesso pelvico, in corrispondenza degli organi genitali ed è di colore rosso chiaro. Il punto di concentrazione è in corrispondenza degli organi genitali.
Nel secondo chakra è contenuta la memoria del nostro bambino interiore: tutto ciò che ha vissuto, le sue emozioni, la sua paura e la sua gioia.
Secondo Chakra(Svadhisthana Chakra o chakra pelvico)
Il secondo chakra corrisponde allo stadio di evoluzione in cui l'umanità comincia ad aggreggarsi in piccoli gruppi o clan.
Governa il desiderio di vita e l'istinto sessuale. E' la sede dell'energia vitale che fa da " motore a tutte le attività umane, dell'energia sessuale che è potere di creazione e di autoguarigione. Sul piano fisico controlla le funzioni degli organi sessuali.
Il secondo chakra si trova nell'area del plesso pelvico, in corrispondenza degli organi genitali ed è di colore rosso chiaro. Il punto di concentrazione è in corrispondenza degli organi genitali.
Nel secondo chakra è contenuta la memoria del nostro bambino interiore: tutto ciò che ha vissuto, le sue emozioni, la sua paura e la sua gioia.
I
tre livelli di primo e secondo chakra
Portando la consapevolezza nel profondo dei due primi chakra, passiamo per tre livelli.
Al primo livello, quello più vicino alla nostra memoria, troviamo lo spirito del bambino, vale a dire tutte quelle sensazioni fisiche e le emozioni del bambino che siamo stati e che ancora è presente in noi. Lavorando a questo livello è possibile guarire il nostro bambino interiore dalle sue ferite.
Al secondo livello troviamo lo spirito animale, cioè la forza, la vitalità e l'aggressività che sono tipiche della nostra eredità animale. aspetti che sono generalmente condannati e temuti e quindi sottoposti a repressione. Lavorando a questo livello si può imparare ad amare questi aspetti che fanno parte di noi, a liberarli dal marchio di negatività che è stato loro impresso e a servirci consapevolmente della loro energia.
Al terzo livello troviamo lo spirito primitivo, vale a dire l'istinto di sopravvivenza e la paura di non sopravvivere, la fame primordiale, la paura primordiale dell'uomo primitivo. Contrariamente a quel che si crede queste paure sono ancora presenti nell'uomo moderno e ci condizionano più di quanto non condizionassero l'uomo primitivo, questo perchè ora sono paure sommerse e non ne siamo più consapevoli.
Esse possono manifestarsi in diversi modi come ad esempio il desiderio di accapparare, di accumulare denaro o di " possedere" una persona. Lavorando a questo livello possiamo divenire consapevoli di queste paure e non esserne più dominati.
La paura attraverso i chakra
Tutte le paure derivano dalla paura primordiale registrata nel primo chakra. Questa paura connesa con la sopravvivenza fisica si manifesta in diverse forme nei diversi chakra.
Nel terzo chakra dà origine alla convinzione di non essere all'altezza delle situazioni., di non saper affrontare la vita.
Nel quarto chakra compare come paura di non essere accettati per quello che siamo e amati per quello che siamo, si manifesta come incapacità di ricevere tutto l'amore che vorremmo avere.
Nel quinto chakra ci impedisce di essere assertivim di chiedere e di creare ciò di cui abbiamo bisogno e che vogliamo dalla vita.
Terzo chakra
Terzo Chakra Manipura Chakra o chakra ombelicale
Corrisponde all'attuale stadio di evoluzione dell'umanità, stadio in cui prevale la volontà di affermazione individuale.
L'uomo moderno ha differenziato se stesso dalla natura, ma la paura lo porta spesso a trasformare la sua volontà di esistere come individuo separato in volontà di prevaricazione e di dominio sugli altri.
Nel piano fisico il terzo chakra controlla le funzioni dell'apparato digerente e i processo di assimilazione del cibo. E' situato nell'area del plesso solare ed è di colore giallo. Il punto di concentrazione si trova in corrispondenza dell'ombelico.
Questo chakra governa la forza e la volontà individuali; il cattivo funzionamento del chakra può portare ad avere una volontà debole, all'incapacità di crearsi il proprio spazio o anche al desiderio di prevaricare gli altri per affermare se stessi.
Entrando in profondità in questo chakra troviamo lo spirito del mago, cioè la capacità di operare il cambiamento in conformità con la volontà; è proprio questo che il mago sa fare: trasformare la realtà in accordo con la sua volontà.
A un alto livello si trova invece la volontà di evolvere, il fuoco dell'aspirazione spirituale, la volontà di trascendere il nostro piccolo ed elevarsi verso il divino.
Portando la consapevolezza nel profondo dei due primi chakra, passiamo per tre livelli.
Al primo livello, quello più vicino alla nostra memoria, troviamo lo spirito del bambino, vale a dire tutte quelle sensazioni fisiche e le emozioni del bambino che siamo stati e che ancora è presente in noi. Lavorando a questo livello è possibile guarire il nostro bambino interiore dalle sue ferite.
Al secondo livello troviamo lo spirito animale, cioè la forza, la vitalità e l'aggressività che sono tipiche della nostra eredità animale. aspetti che sono generalmente condannati e temuti e quindi sottoposti a repressione. Lavorando a questo livello si può imparare ad amare questi aspetti che fanno parte di noi, a liberarli dal marchio di negatività che è stato loro impresso e a servirci consapevolmente della loro energia.
Al terzo livello troviamo lo spirito primitivo, vale a dire l'istinto di sopravvivenza e la paura di non sopravvivere, la fame primordiale, la paura primordiale dell'uomo primitivo. Contrariamente a quel che si crede queste paure sono ancora presenti nell'uomo moderno e ci condizionano più di quanto non condizionassero l'uomo primitivo, questo perchè ora sono paure sommerse e non ne siamo più consapevoli.
Esse possono manifestarsi in diversi modi come ad esempio il desiderio di accapparare, di accumulare denaro o di " possedere" una persona. Lavorando a questo livello possiamo divenire consapevoli di queste paure e non esserne più dominati.
La paura attraverso i chakra
Tutte le paure derivano dalla paura primordiale registrata nel primo chakra. Questa paura connesa con la sopravvivenza fisica si manifesta in diverse forme nei diversi chakra.
Nel terzo chakra dà origine alla convinzione di non essere all'altezza delle situazioni., di non saper affrontare la vita.
Nel quarto chakra compare come paura di non essere accettati per quello che siamo e amati per quello che siamo, si manifesta come incapacità di ricevere tutto l'amore che vorremmo avere.
Nel quinto chakra ci impedisce di essere assertivim di chiedere e di creare ciò di cui abbiamo bisogno e che vogliamo dalla vita.
Terzo chakra
Terzo Chakra Manipura Chakra o chakra ombelicale
Corrisponde all'attuale stadio di evoluzione dell'umanità, stadio in cui prevale la volontà di affermazione individuale.
L'uomo moderno ha differenziato se stesso dalla natura, ma la paura lo porta spesso a trasformare la sua volontà di esistere come individuo separato in volontà di prevaricazione e di dominio sugli altri.
Nel piano fisico il terzo chakra controlla le funzioni dell'apparato digerente e i processo di assimilazione del cibo. E' situato nell'area del plesso solare ed è di colore giallo. Il punto di concentrazione si trova in corrispondenza dell'ombelico.
Questo chakra governa la forza e la volontà individuali; il cattivo funzionamento del chakra può portare ad avere una volontà debole, all'incapacità di crearsi il proprio spazio o anche al desiderio di prevaricare gli altri per affermare se stessi.
Entrando in profondità in questo chakra troviamo lo spirito del mago, cioè la capacità di operare il cambiamento in conformità con la volontà; è proprio questo che il mago sa fare: trasformare la realtà in accordo con la sua volontà.
A un alto livello si trova invece la volontà di evolvere, il fuoco dell'aspirazione spirituale, la volontà di trascendere il nostro piccolo ed elevarsi verso il divino.
Quarto chakra
Quarto Chakra (Anahata Chakra o chakra del cuore)
Esso corrisponde al prossimo stadio ddi evoluzione dell'umanità, a quella chiamata la Nuova Era o Età dell'Oro; un' era in cui l'uomo, dopo aver terminato il processo di invidualizzazione e aver superato le sue paure, si apre all'influsso dello Spirito e dell'Amore universale.
Questo chakra nel piano fisico presiede al controllo dell'apparato cardiocircolatorio. E' situato nell'area del plesso cardiaco, proprio al centro del torace ed è di colore acquamarina, fra il verde è l'azzurro. Il punto di concentrazione si trova al centro del torace in corrispondenza del cuore.
Qui vengono trasformati e sublimati tutti i desideri e le emozioni che nascono dal terzo chakra, per questo motivo il quarto chakra è chiamato " Grande Trasformatore". In esso le enregie che provengono dai primi due chakra vengono trasformate in capacità di amare e di donarsi.
E' il chakra che governa i sentimenti più elevati dell'essere umano; quando questo chakra è chiuso o non funziona correttamente ci troviamo davanti a persone incapaci di ricevere, che pensano di non meritare, di non essere degni e che si chiudono all'amore e all'abbondanza.
Entrando in profondità in questo chakra troviamo tre livelli.
Al primo livello c'è lo spirito romantico, i nostri sentimenti di affetto e di amore per un'altra persona.
Al secondo livello c'è lo spirito del genio , il nostro potere creativo e visionario; per potere visionario si intende la capacità di creare attraverso la visualizzazione e la visione mentale.
Al terzo livello c'è lo spirito del maestro, il nostro maestro interiore, la nostra guida( Aurobindo lo definisce l'essere psichico, la Scintilla del Divino che è in noi).
Quarto Chakra (Anahata Chakra o chakra del cuore)
Esso corrisponde al prossimo stadio ddi evoluzione dell'umanità, a quella chiamata la Nuova Era o Età dell'Oro; un' era in cui l'uomo, dopo aver terminato il processo di invidualizzazione e aver superato le sue paure, si apre all'influsso dello Spirito e dell'Amore universale.
Questo chakra nel piano fisico presiede al controllo dell'apparato cardiocircolatorio. E' situato nell'area del plesso cardiaco, proprio al centro del torace ed è di colore acquamarina, fra il verde è l'azzurro. Il punto di concentrazione si trova al centro del torace in corrispondenza del cuore.
Qui vengono trasformati e sublimati tutti i desideri e le emozioni che nascono dal terzo chakra, per questo motivo il quarto chakra è chiamato " Grande Trasformatore". In esso le enregie che provengono dai primi due chakra vengono trasformate in capacità di amare e di donarsi.
E' il chakra che governa i sentimenti più elevati dell'essere umano; quando questo chakra è chiuso o non funziona correttamente ci troviamo davanti a persone incapaci di ricevere, che pensano di non meritare, di non essere degni e che si chiudono all'amore e all'abbondanza.
Entrando in profondità in questo chakra troviamo tre livelli.
Al primo livello c'è lo spirito romantico, i nostri sentimenti di affetto e di amore per un'altra persona.
Al secondo livello c'è lo spirito del genio , il nostro potere creativo e visionario; per potere visionario si intende la capacità di creare attraverso la visualizzazione e la visione mentale.
Al terzo livello c'è lo spirito del maestro, il nostro maestro interiore, la nostra guida( Aurobindo lo definisce l'essere psichico, la Scintilla del Divino che è in noi).
Quinto
chakra
Quinto Chakra (Vishudda Chakra chakra della gola)
Questo chakra è il cetro della relazione, in esso desideri, emozioni e sentimenti sono trasformati per poter poi venire espressi e comunicati agli altri.
Il quinto chakra nel piano fisico presiede al controllo dell'apparato respiratorio. E' situato nell'area della gola ed è di colore blu. Il punto di concentrazione è al centro della gola.
Esso è il centro della comunicazione e governa la capacità di esprimersi e di manifestare le properie esigenze.
Se il quinto chakra funziona correttamente allora si è in grado di manifestare le proprie esigenze, di chiedere ciò di cui si ha bisogno senza reprimerci e senza essere costratti ad aggredire.
Entrando in profondità in questo chakra troviamo lo spirito del drago. Il drago deve essere in grado di sputare fuoco in maniera equilibrata: se il fuoco è eccessivo rischia di bruciare ogni cosa, se è trattenuto troppo a lungo implode e non ha più alcun potere. Come il drago anche l'uomo attraverso questo chakra deve riuscire a esprimersi senza reprimere il suo fuoco creativo e allo stesso tempo evitare di bruciare con l'aggressività tutto ciò che gli sta intorno.
Quinto Chakra (Vishudda Chakra chakra della gola)
Questo chakra è il cetro della relazione, in esso desideri, emozioni e sentimenti sono trasformati per poter poi venire espressi e comunicati agli altri.
Il quinto chakra nel piano fisico presiede al controllo dell'apparato respiratorio. E' situato nell'area della gola ed è di colore blu. Il punto di concentrazione è al centro della gola.
Esso è il centro della comunicazione e governa la capacità di esprimersi e di manifestare le properie esigenze.
Se il quinto chakra funziona correttamente allora si è in grado di manifestare le proprie esigenze, di chiedere ciò di cui si ha bisogno senza reprimerci e senza essere costratti ad aggredire.
Entrando in profondità in questo chakra troviamo lo spirito del drago. Il drago deve essere in grado di sputare fuoco in maniera equilibrata: se il fuoco è eccessivo rischia di bruciare ogni cosa, se è trattenuto troppo a lungo implode e non ha più alcun potere. Come il drago anche l'uomo attraverso questo chakra deve riuscire a esprimersi senza reprimere il suo fuoco creativo e allo stesso tempo evitare di bruciare con l'aggressività tutto ciò che gli sta intorno.
Sesto
chakra
Sesto chakra (Ajana Chakra o chakra della fronte)
Questo chakra è conosciuto anche come Terzo Occhio, qui l'energia vitale diviene pensiero e volontà cosciente, in esso si generano la nostra rappresentazione mentale della realtà e le nostre abitudini mentali.
Il sesto chakra nel piano fisico presiede al controllo del sistema nervoso e periferico. Si trova al centro delle sopracciglia ed è di colore bianco o leggermente dorato. Il punto di concentrazione è tra le sopracciglia.
Entrando in profondità in questo chakra troviamo lo spirito dell'aquila, col suo potere di visione. Il potere della visione è diverso dal potere visionario dello spirito del genio( vedi 4° chakra). Il potere della visione è la capacità di porsi al di sopra di ogni rappresentazione mentale, di andare oltre il giudizio mentale e di rimanere in uno stato di equanimità.
Esistono diverse rappresentazioni della realtà che possono essere create dalla mente razionale, dalo spirito logico, dalla fantasia o dalla mente emotiva; tutto ciò che conmosciamo altro non è che una rappresentazione della realtà creata da uno degli aspetti della nostra mente. La realtà in quanto tale è inconoscibile, nel momento stesso in cui la mente cerca di conoscere la realtà la deforma e la influenza.
Sesto chakra (Ajana Chakra o chakra della fronte)
Questo chakra è conosciuto anche come Terzo Occhio, qui l'energia vitale diviene pensiero e volontà cosciente, in esso si generano la nostra rappresentazione mentale della realtà e le nostre abitudini mentali.
Il sesto chakra nel piano fisico presiede al controllo del sistema nervoso e periferico. Si trova al centro delle sopracciglia ed è di colore bianco o leggermente dorato. Il punto di concentrazione è tra le sopracciglia.
Entrando in profondità in questo chakra troviamo lo spirito dell'aquila, col suo potere di visione. Il potere della visione è diverso dal potere visionario dello spirito del genio( vedi 4° chakra). Il potere della visione è la capacità di porsi al di sopra di ogni rappresentazione mentale, di andare oltre il giudizio mentale e di rimanere in uno stato di equanimità.
Esistono diverse rappresentazioni della realtà che possono essere create dalla mente razionale, dalo spirito logico, dalla fantasia o dalla mente emotiva; tutto ciò che conmosciamo altro non è che una rappresentazione della realtà creata da uno degli aspetti della nostra mente. La realtà in quanto tale è inconoscibile, nel momento stesso in cui la mente cerca di conoscere la realtà la deforma e la influenza.
Settimo
chakra
Settimo chakra (Sahasara Chakra o Loto dai mille petali)
Questo chakra è il canale che connette l'uomo al Cielo, alla dimensione ultracosciente e spirituale. E' situato alla sommità del capo ed è di colore lilla.
Si tratta di un canale che ci unisce alle dimensioni di esistenza più evolute di quella umana. Attraverso di esso ci è concesso entrare in contatto con gli esseri di luce e ricevere da loro energia per compiere la nostra trasformazione, possiamo ricevere aiuto e amore.
Per aprire questo chakra bisogna invocare la discesa della forza Divina (chiamata con vari nomi dalle diverse religioni dell'umanità), del potere di trasformazione che viene dall'alto e che lavora per la spiritualizzazione dell'uomo in tutti i suoi aspetti.
Settimo chakra (Sahasara Chakra o Loto dai mille petali)
Questo chakra è il canale che connette l'uomo al Cielo, alla dimensione ultracosciente e spirituale. E' situato alla sommità del capo ed è di colore lilla.
Si tratta di un canale che ci unisce alle dimensioni di esistenza più evolute di quella umana. Attraverso di esso ci è concesso entrare in contatto con gli esseri di luce e ricevere da loro energia per compiere la nostra trasformazione, possiamo ricevere aiuto e amore.
Per aprire questo chakra bisogna invocare la discesa della forza Divina (chiamata con vari nomi dalle diverse religioni dell'umanità), del potere di trasformazione che viene dall'alto e che lavora per la spiritualizzazione dell'uomo in tutti i suoi aspetti.
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